Ambientalisti a confronto per il recupero dell'area delle terme di Bobbio

Alternative allo scempio paesaggistico degli scheletri del complesso residenziale al servizio delle ex Terme di Bobbio. Le associazioni ambientalistiche ne parlano venerdì sera a Bobbio

Legambiente ha presentato alla stampa un documento a proposito dell’insediamento mai decollato “Terme di Bobbio” e annunciato un incontro serale nel capoluogo della val Trebbia, venerdì 3 novembre per fare il punto con la collettività sulle possibili alternative allo stato di abbandono in cui versano le aree del complesso termale e quelle collegate. Il fallimento della S.r.l. Terme di Bobbio Village, ha lasciato anche lo scempio paesaggistico delle villette incompiute che avrebbero dovuto costituire un complesso residenziale al servizio dello stabilimento termale.

In un documento illustrato alla stampa da Alessi dell’Associazione La Goccia, Natali di Legambiente e Anelli del Gap, sottoscritto anche da No Tube e FIPSAS, si analizza il progetto “Terme di Bobbio” e le vicende che si sono succedute dal  1998 al 2012 periodo che anziché vedere la riapertura delle Terme sulla sponda destra e strutture turistico- alberghiere sulla sponda sinistra, ha lasciato  55 mila mq di terreno vistosamente sfregiati.

Bisogna risalire al 1993 quando la proprietà delle Terne aperte nel 1971 passa nelle mani di un imprenditore milanese. Cinque anni dopo le attività termali sono fermate perché dichiarate poco redditizie. Per riaprire le Terme, a novembre '98, viene presentato un progetto di espansione. Prevede piscine, clinica estetica, allargamento dell'area 1 (vecchie Terme) e la costruzione di strutture alberghiere in un'area vicina, (area 2): la piana di S. Martino da zona agricola diventa così area di espansione residenziale con il 50% edificabile e 50% verde pubblico.  Però il progetto non decolla e le Terme restano chiuse. La srl " Terme di Bobbio" viene venduta per il 98% il terreno di proprietà e acquisito dalla srl. S. Colombano. Nel 2003 - poi nel 2007, con addendum 2009 - poi ancora nel 2012, si succedono  tre accordi con il Comune poi disattesi.  La penale di 1 milione di euro prevista nel caso di inadempienza, rimane sulla carta e non potrebbe esser altrimenti, essendo sprovvista di fidejussione.

Nell’ambito dell‘Accordo di Programma, del 2012, sono edificate una serie di villette che però rimangono allo stato di scheletro. Bisogna far attenzione alle date, si legge sempre nel documento delle associazioni ambientalistiche; dall'ottobre 2015 (data della scadenza di tutti i permessi) al settembre 2016 (data del fallimento della S.r.l. "Terme Bobbio Village") passa un anno. In questo anno tutto è rimasto sotto silenzio; poi, nel gennaio 2017, l’Amministrazione Comunale ha dato notizia del fallimento della "Terme Bobbio Village", avvenuto quattro mesi prima.

La situazione attuale indica che le aree 1 e 2 non sono separabili. L’area 2 è diventata edificabile come condizione per la riapertura Terme. Le Terme non sono state riaperte.  Le associazioni ambientaliste sostengono che l'accordo è fallito e si chiedono per quali motivi l’area due debba mantenere la classificazione “uso edificatorio”. Le stesse Associazioni suggeriscono quindi un uso  più coerente con la sua collocazione nel paesaggio e con i bisogni di chi a Bobbio ci abita o ne fruisce come turista. Allo scopo indicano alcune possibili scelte: trasferirvi il posteggio  camper, ora ancora nell'area travolta dalla piena del 2015 - organizzarvi percorsi di fitness per tutte le età - punto sosta per bikers - realizzazione di un parco avventura riutilizzando alcuni dei pilastri già presenti collegando la zona a Bobbio con la pista ciclabile parzialmente esistente - zona parcheggio, limitata alla striscia di terreno parallela alla statale 45, con navetta per trasportare i turisti che vogliano far bagni in Trebbia.

La foto multipla racconta la trasformazione della piana di S. Martino, a pochi km da Bobbio, verso Marsaglia.  Zona di pregio paesaggistico, a 150 m dal Trebbia, 55mila mq. Com'era ieri e com'è oggi. Oggi è sfigurata dagli scheletri di villette.

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