Anche rifiuti con amianto nella discarica abusiva, otto indagati. L'area verrà bonificata

Sono otto gli indagati a vario titolo per la discarica abusiva di 17mila metri cubi di rifiuti realizzata in più di un ettaro di terreno agricolo in località Costa Lusignani di Vigolo Marchese. Trovati anche rifiuti contenenti amianto. Sequestrati mezzi e terreno

L'area in località Costa Lusignani di Vigolo Marchese nel comune di Castellarquato, a ridosso del Chiavenna

Sono otto gli indagati a vario titolo per la discarica abusiva di 17mila metri cubi di rifiuti realizzata in più di un ettaro di terreno agricolo sottoposto a vincolo ambientale in località Costa Lusignani di Vigolo Marchese nel comune di Castellarquato, a ridosso del Chiavenna dove sono stati trovati anche rifiuti contenenti amianto. Lo hanno scoperto, dopo articolate indagini, i finanzieri del comando provinciale guidati dal colonello Daniele Sanapo, e coordinato dal sostituto procuratore Roberto Fontana. Nel corso degli anni, le immagini satellitari lo confermerebbero, l'area è stata sottoposta dal 2003 al 2016 a diversi cambiamenti: sarebbero stati sversati migliaia di metri cubi di materiali di risulta poi coperti da terreno agricolo dopo ogni sversamento. I finanzieri hanno scoperto la discarica indagando sulla demolizione dell'ospedale di Fiorenzuola a partire dal 2015 fino a marzo 2016. 

Il materiale sversato, costituito da detriti e macerie provenienti dalla demolizione del padiglione B dell’ospedale del capoluogo della Valdarda, tra i quali calcinacci, laterizi, mattoni, guaine plastiche, travi in legno, serramenti, cavi, barre, tubi e profilati metallici, veniva trasportato da autocarri cassonati e sparso al suolo attraverso l’utilizzo di ruspe, bulldozer ed escavatori. Successivamente, veniva poi nascosto con terra di riporto, disseminata sul terreno contaminato con l’ausilio di un nastro trasportatore. Le indagini hanno consentito di appurare che l’ospedale era all’oscuro circa la destinazione dei materiali di risulta: la ditta di Carpaneto che aveva vinto l'appalto avrebbe presentato documenti falsi all'ente appaltante che quindi a sua volta risulterebbe ingannato. Nei guai sono finite otto persone: proprietari e affittuari del terreno (padre, figlio e moglie del figlio), i due proprietari della ditta di Carpaneto, il proprietario di una ditta edile di Lugagnano (negli anni avrebbe sversato rifiuti contenenti amianto) e alcuni autisti. In tutto sono stati sequestrati tre autocarri per un valore di circa 76mila euro e il terreno che vale 85mila euro. Il sequestro è finalizzato alla confisca. 

IMG_3237-3I titolari delle aziende e i proprietari del terreno si sarebbero accordati per lo smaltimento illecito. Invece di portare i rifiuti nel luogo stabilito in sede contrattuale, questi venivano dirottati sulla collina, che ora è compromessa, spiegano i finanzieri. Un accordo che è andato a ledere anche le basilari regole della conccorenza e del mercato, ha spiegato il colonnello Daniele Sanapo: «Sapevano che stavano facendo qualcosa di illecito: lo dimostra anche il fatto che i proprietari avevano chiesto e ottenuto i fondi del Piano Sviluppo Rurale della Regione Emilia Romagna, circa 10mila euro, per la coltivazione di pomodori in quell'area». 

L'area verrà bonificata e il costo si aggira attorno ai 320mila euro dei quali 300mila per i rifiuti da costruzione e demolizione classificati come "non pericolosi" e almeno 20mila per i rifiuti classificati come "pericolosi". Da precisare che i rifiuti contenenti amianto non derivano dalla demolizione dell'ospedale di Fiorenzuola, bensì da Lugagnano. «Gli indagati - ha spiegato il procuratore capo Salvatore Cappelleri - si sarebbero resi disponibile a coprire i costi della bonifica. Qualora così non fosse, i costi sarebbero presi in carico dal comune di Castellarquato che poi si andrebbe a rivalere su costoro». Le ipotesi di reato e le pene previste sono: trasporto di rifiuti speciali non pericolosi (arresto da 3 mesi a un anno o con ammenda da 2600 euro a 26mila euro), trasporto di rifiuti speciali pericolosi (arresto da sei mesi a due anni o con ammenda come il precedente), realizzazione o gestione di discarica non autorizzata (arresto da uno a tre anni e con ammenda da 5mila a 50mila euro), inquinamento ambientale (da due a sei anni e multa da 10mila a 50mila euro). 




 

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