Anziana morta dopo una caduta, a processo tre operatrici della casa di riposo

In Corte di assise tre operatrici della casa per anziani Il Melograno accusate di morte come conseguenza di abbandono. Una 91enne, nel 2013, cadde da una seggiola e il giorno dopo perse la vita. IL medico legale: «Se fosse stata aiutata a camminare non sarebbe morta»

In basso, il pm Matteo Centini e l'avvocato Antonino Rossi

Non avrebbero seguito con attenzione quell’anziana e non avrebbero rispettato le indicazioni della fisioterapista. La donna di 91 anni, affetta da Alzheimer, era così caduta mentre tentava di alzarsi da una poltrona, ferendosi in modo grave tanto che il giorno dopo morì. L’anziana, che era una ospite della Casa residenza per anziani “Il Melograno” dell’istituto Andreoli di Borgonovo, perse la vita il 9 marzo all’ospedale di Piacenza.

Matteo Centini-2E’ cominciato il 17 maggio, in Corte di assise, il processo che vede tre donne accusate del reato di morte come conseguenza di abbandono di una persona incapace di provvedere a se stessa. Davanti al giudice Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta, ai giudici popolari e al pm Matteo Centini ha preso il via il processo a Carmen Pozzi (responsabile attività assistenziali), Stefania Pettenati (responsabile attività sanitarie) e Samira Mountassir (operatrice socio sanitaria). Le prime due sono difese dall’avvocato Andrea Ghiretti (Foro di Parma), la terza dall’avvocato piacentino Antonino Rossi. Il figlio dell’anziana si è costituito parte civile con l’avvocato Cinzia Panni.

In aula sono stati ascoltati i primi testimoni, tra cui il figlio e i carabinieri che ricevettero la segnalazione e avviarono le indagini. Importante, invece, la relazione del perito medico legale del pm, Novella D’Agostini, che doveva definire la causa della morte.

La donna era caduta l’8 marzo da una poltrona. Secondo le accuse della procura, Pozzi e Pettenati non avrebbero informato il personale sul tipo di attenzioni da dedicare all’anziana non autosufficiente, il monitoraggio, le operazioni da svolgere quando si sedeva, né avrebbero verificato queste indicazioni. Mountassir, invece, non si sarebbe attenuta alle prescrizioni che le aveva dato la fisoterapista. Un’altra anziana ospite, anch’essa non autosufficiente e con un ritardo mentale, avrebbe aiutato la donna ad alzarsi, ma lei sarebbe caduta.

rossi antonino avvocato-2Il figlio ha ricordato quando aveva ricoverato la madre all’Andreoli, nel gennaio 2013. L’uomo ha anche detto di non aver mai visto la madre con le fasce di contenzione, ma solo le sbarre nel letto. I carabinieri hanno spiegato le prime indagini, ma non hanno potuto dire che cosa hanno affermato i testimoni (non possono riferire, nel processo, le dichiarazioni rilasciate da altri).

Il medico legale, invece, ha stabilito che la donna è deceduta dopo essere caduta e aver riportato ferite e traumi al capo e al viso con una frattura dello zigomo. La caduta ha causato un’emorragia che non è stata fermata a causa di farmaci anticoagulanti che l’anziana prendeva. Dopo il trasporto in ospedale, la donna il giorno seguente finì in coma e poi morì. Secondo la consulente «la caduta sarebbe stata evitabile in presenza di adeguata vigilanza del personale addetto all’assistenza dei degenti».

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