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Assolto per lo stalking, ma condannato per i maltrattamenti in famiglia

Concluso il processo nei confronti di un marocchino di 38 anni accusato di violenze nei confronti della convivente, una italiana di 35

Assolto per lo stalking, ma condannato per i maltrattamenti in famiglia. E’ la conclusione del processo nei confronti di un marocchino di 38 anni accusato di violenze nei confronti della convivente, una italiana di 35.

Secondo le accuse, l’uomo tra il 2004 e il 2010 avrebbe maltrattato la donna, dalla quale aveva avuto un figlio, arrivando anche a picchiarla. Lei lo aveva denunciato nel 2010 per maltrattamenti. I due si erano poi separati e lei dalla Valnure si era spostata a vivere in Valtidone con un nuovo compagno. Passano tre anni e il marocchino riesce a rintracciarla e si presenta a casa sua, sempre in compagnia di un testimone, per vedere il figlio. Lo fa per tre volte e la ex compagna lo denuncia di nuovo per stalking.

Rinviato a giudizio, l’immigrato viene processato. Davanti al giudice Italo Ghitti, pm Antonio Rubino, viene condannato a un anno e 8 mesi per maltrattamenti in famiglia e assolto per stalking. La donna non si è mai costituita parte civile.

Secondo l’avvocato difensore Wally Salvagnini, l’uomo andava assolto in toto. La condanna per maltrattamenti è eccessiva perché la donna ha presentato in quattro anni soltanto un certificato medico di pochi giorni, rilasciato dal pronto soccorso dove si era recato dopo aver ricevuto uno schiaffo.

Lo stalking, infine, non andava punito perché non c’era reato: mancava l’abitualità e la volontà di compiere atti persecutori. «Il mio cliente voleva solo vedere il figlio e per evitare fraintendimenti si era fatto accompagnare da un amico che fungeva da testimone. Dopo la lettura della sentenza valuteremo il ricorso in appello».

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