Cinema di Bobbio: «Insultati dai post». La querelle su Facebook finisce in tribunale

Al via il processo nei confronti di tre persone accusate di diffamazione nei confronti dei gestori del cinema di Bobbio “Le Grazie”

Una querelle che è partita da una lettera scritta al giornale Libertà, è diventata social dopo essere stata postata su Facebook, scatenando commenti “duri” ritenuti offensivi, ed è planata in un’aula di Tribunale. Si è aperto così il processo nei confronti di tre persone accusate di diffamazione nei confronti dei gestori del cinema di Bobbio “Le Grazie”.

Stefano Bernardi ha sporto la querela dopo che la moglie gli aveva detto di aver visto su Facebook il testo che lui aveva inviato al quotidiano. Il testo era stato copiato integrale sulla pagina della Pro Loco di Bobbio. A far precipitare la situazione sono stati alcuni commenti dove i due venivano apostrofati con vari insulti e definiti “gentaglia”. A far detonare la rabbia, i commenti dell’uomo sulla mancanza di pulizia dopo il passaggio dei carri allegorici del Carnevale Bobbiese. L’uomo aveva anche sostenuto che forse dietro al mancato intervento di pulizia del Comune poteva anche esserci un interesse elettorale, politico, perché l’Amministrazione non si sarebbe mai schierata contro la Pro Loco che vanta numerosi iscritti, e quindi potenziali elettori.

Davanti al giudice Ivan Borasi sono sfilati i primi testimoni che hanno riposto alle domande del pm Paolo Maini. I coniugi, entrambi milanesi, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Andrea Sagner. Tre gli imputati: Giovanni Rossi, Andrea Bernardi e Davide Scotti.

La moglie di Bernardi, Cosetta Isola, ha ricordato la nascita della storia, nel febbraio del 2013, da quando lei vide su FB la lettera del marito (che non è iscritto al social network) postata sul sito della Pro Loco. Lei ha subito avvertito il marito. I due hanno eseguito uno screenshot (una fotografia della pagina) per conservare il dibattito e i commenti offensivi. Poi, il marito ha sporto querela ai carabinieri.

I due gestori del cinema hanno detto di aver avuto danni dall’ostracismo che si è generato nei loro confronti. Danni che si sono concretizzati nel calo di spettatori al cinema e della scomparsa dei bambini dal cinema oltre a una sorta di isolamento culturale.

Gli avvocati Angelo Bertoncini e Mario Montermini, difensori di due imputati, hanno posto alcune domande a Bernardi e alla moglie sulla lettera.

E’ stato poi sentito Bernardi stesso e il giudice gli ha chiesto che cosa intendesse quando parlava di “popolo da civilizzare”. Lui ha risposto che si trattava degli italiani e in particolare che le aree pubbliche erano state trattate male. Dopo il Carnevale, infatti, le strade erano rimaste sporche. Lui, in precedenza, aveva organizzato una giornata per il Trebbia e aveva ripulito tutto di notte. In questo caso, invece, nulla. Insomma, per Bernardi l’Amministrazione non sarebbe intervenuta nei confronti della Pro Loco - che ha gestito il Carnevale - perché, avendo molti soci, potevano esserci interessi elettorali: «Io ero contro l’Amministrazione, non contro la Pro Loco. Ero contro il degrado, non contro il Carnevale».

Nella prossima udienza saranno ascoltati altri testimoni tra cui l’allora assessore alla Cultura, Roberto Pasquali, oggi sindaco di Bobbio.

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