Botte alla moglie se non versava lo stipendio, marito-padrone condannato

Un 50enne della Valdarda è stato condannato a 6 anni e 5 mesi per maltrattamenti in famiglia, estorsione e lesioni ai figli

(Repertorio)

Un altro dei tanti, troppi, casi di violenze in famiglia si è concluso nelle aule del Tribunale. Un 50enne è stato condannato a 6 anni e 5 mesi per maltrattamenti in famiglia, estorsione e lesioni ai figli. Botte alla moglie se non gli dava lo stipendio, atteggiamenti da padre e padrone anche davanti ai figli, secondo l’accusa. L’uomo è stato, invece, assolto dai reati di stalking e lesioni (la moglie aveva rimesso la querela). La sentenza è stata emessa il 30 ottobre dal giudice Gianandrea Bussi, che ha presieduto il collegio con i giudici Laura Pietrasanta e Sonia Caravelli. Il pm Matteo Centini aveva chiesto la condanna a 9 anni e 3 mesi, ma l’assoluzione dallo stalking.

«Pena eccessivamente severa» secondo la difesa, con gli avvocati Stefano Moruzzi e Francesco Paolicelli. I difensori valuteranno il ricorso in appello dopo aver letto le motivazioni. Per l’uomo resta il divieto di avvicinamento alla donna e di risiedere nel paese. Tuttavia è in corso un tentativo di riappacificazione, per cercare di tornare a una convivenza basata sul rispetto.

Il 50enne, che lavora come camionista, risiedeva cola famiglia in alta Valdarda. Originario della Sicilia, era stato denunciato dalla moglie ai carabinieri e accusato, in seguito, dalla procura di tenere atteggiamenti da padre-padrone. Secondo il pm, per affermare la propria personalità avrebbe vessato e malmenato la donna chiedendo di versare in casa lo stipendio. Un comportamento che aveva tenuto anche con i figli, arrivando a picchiarne uno anche con un bastone. Una vita resa difficile da anni di atteggiamenti violenti, che si sarebbero verificati dal 2010 al 2017 (anche se il giudice ha reputato che i reati siano stati commessi solo in una parte di quel periodo). La procura aveva contestato i fatti fin dal lontano 1992. Venticinque anni di inferno, che si sono conclusi lo scorso anno, quando all’uomo venne vietato di avvicinarsi alla sua famiglia e venne stabilito che non doveva più abitare in paese.

Secondo la difesa, invece, il suo modo di comportarsi non era finalizzato all’ottenimento del denaro, ma solo all’affermazione di sé e del suo ruolo di capofamiglia. E per farlo, il 50enne avrebbe più volto picchiato la moglie e usato modi autoritari.

Per i due avvocati, non si sarebbe verificato quello stato di soggezione dei familiari che arrivava ai maltrattamenti.

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