«Mia cugina Chiara ridotta in fin di vita da un uomo violento. Non smettiamo di credere in un miracolo»

Parla la piacentina Francesca Scotti, cugina della 19enne picchiata e ridotta in fin di vita dal fidanzato a Roma: «Quando mi hanno chiamato per dirmi cosa era successo a Chiara non ci potevo credere perché non pensi mai che una tragedia del genere possa accadere a persone della tua famiglia»

La piacentina Francesca Scotti (a destra) e la cugina Chiara

«Quando mi hanno chiamato da Roma per dirmi cosa era successo a Chiara non ci potevo credere perché non pensi mai che una tragedia del genere possa accadere a persone della tua famiglia». A dirlo è Francesca Scotti, imprenditrice piacentina titolare dei negozi "Gente che vale", cugina di Chiara Insidioso Monda, la 19enne romana picchiata con calci e pugni dal fidanzato lunedì scorso e ridotta in fin di vita. Da allora è in coma.

Per metà romana, Francesca parla della cugina e la sua voce è rotta dal pianto e dal dolore: «La piccola Chiara l'ho vista nascere e crescere. La nostra famiglia è molto unita e nonostante fossimo distanti il nostro rapporto è sempre stato speciale. Per le ricorrenze e per le festività ci si riuniva e si stava insieme, e ogni volta che andavo a trovare a mia nonna a Roma, nonostante lei abitasse molto distante, veniva sempre a casa e trovavamo il tempo per raccontarci tutto. L'ultima volta che l'ho vista era felice, (non frequentava ancora l'uomo che l'ha picchiata e che ora si trova in stato di arresto con l'accusa di tentato omicidio e lesioni gravissime ndr)».

Oltre che per la Lazio e per i bimbi piccoli, Chiara ha una passione sfrenata anche per i cani, ne ha due, e «quando le ho fatto conoscere il mio, mi ha dato molti consigli e si è subito affezionata. E' una ragazza dolcissima e piena di vita. Quando suo papà Maurizio mi ha avvertito di quanto fosse successo mi è crollato il mondo addosso. Non riuscivo a crederci perché fin che certe situazioni non ti toccano da vicino sembrano sempre realtà lontane e differenti dalla tua». Continua Francesca: «Chiara come tutte le 19enni era allegra, sensibile e innamorata dell'amore come le sue coetanee e, come tante ragazze della sua età, ha scelto di dare retta all'amore che provava per quest'individuo, nonostante il padre e la famiglia avessero in tutti i modi cercato di allontanarlo dalla sua vita, avendo capito fin da subito la sua pericolosità. A quell'età pensi di essere invincibile e di poter far diventare buono ciò che è marcio dentro, ma non è così».

Francesca, la settimana scorsa è stata in ospedale da Chiara che si trova ricoverata in condizioni disperate al San Camillo di Roma, al suo capezzale i genitori che non la lasciano un momento. In questi giorni tornerà nella capitale perché dice: «Anche se non posso entrare nella sua stanza e non posso far altro che pregare, saperla vicino, al di là di un muro mi basta, sta lottando come un leone contro un destino crudele che le ha messo sulla strada un mostro. Si merita un miracolo, ha scelto un compagno sbagliato e ne ha pagato le conseguenze ad un prezzo troppo alto. Si merita tutto il bene possibile».

Le speranze che la 19enne si possa riprendere sono lievissime. Maurizio Falcioni, il fidanzato, dopo un litigio nella loro abitazione a Casal Bernocchi, periferia romana, l'ha picchiata con calci e pugni fino a fracassarle il cranio. Da quel giorno la giovane è stata operata e si trova in ospedale in prognosi riservata. Attorno alla famiglia di Chiara si sono strette centinaia di persone che ogni giorno pregano e sostengono i genitori. Ieri gli ultras della Lazio, squadra tanto amata dalla ragazza, durante il derby con la Roma, hanno esposto uno striscione di incoraggiamento. Anche nella nostra città si prega per Chiara, dice Francesca: «Contemporaneamente alla fiaccolata che si è svolta nel quartiere dove abitava mia cugina, a Piacenza è stata celebrata una messa e ogni giorno molte persone mi contattano per farmi sentire la loro vicinanza. Questa vicenda ha veramente scosso tutt'Italia. Continueremo a pregare per lei. Ora l'unica cosa che ci rimane è la fede in Dio e nella sua volontà».

E ancora: «La mia famiglia è in continuo contatto con il papà Maurizio e io cerco di tenermi stretta i ricordi che ho con lei, quando era spensierata e felice, come quando abbiamo festeggiato i 90 anni di mia nonna, che ancora non sa di quanto accaduto a Chiara. Continuo a guardare le foto sul suo profilo Facebook e a leggere i messaggi dei suoi amici. Tutti facciamo il tifo per lei. Quando ho avuto bisogno Chiara e la sua famiglia, che sono persone per bene e dignitose anche in un momento così tragico e doloroso, si sono fatte in quattro per aiutarmi, ora mi basterebbe ricambiare almeno la metà di quanto queste splendide persone hanno hanno fatto per me, ma mi resta solo la preghiera e la fede in Dio perché compia quel miracolo che mia cugina merita».

Per Francesca, le leggi attuali, come quella sullo stalking o sul femminicidio, non sono sufficienti ad arginare il fenomeno della violenza sulle donne in Italia. Quello che è successo a Chiara succede a centinaia di donne ogni giorno che non hanno il coraggio o la forza o gli aiuti necessari ad allontanare padri, fidanzati, fratelli violenti e pericolosi. «Sono d'accordo - dice - con quanto sostiene il papà di Chiara, i giudici prima di emettere una sentenza dovrebbero vedere come questo mostro ha ridotto mia cugina (o altre donne): non è più lei, l'ha completamente sfigurata e deformata, non si riprenderà mai più. Anche se non è morta per me si tratta di omicidio e ora si vuole giustizia. Chiedo a tutti di pregare per lei, di rivolgerle un pensiero perché non ci si dimentichi di quanto successo a lei a tutte le donne che subiscono ogni giorno violenze e soprusi. Non smettiamo di credere in un miracolo».

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