Cocaina nel telecomando della tv, pusher in manette

Gli uomini della squadra mobile della questura hanno arrestato un pusher marocchino di 36 anni che stava vendendo cocaina a un piacentino in via Chiusa a Cadeo. Nascondeva le dosi nel telecomando della tv

Parte della cocaina sequestrata

Ha nascosto le dosi di cocaina nel telecomando del televisore pensando di farla franca ma non ha fatto i conti con i poliziotti della squadra mobile di Piacenza. Gli uomini di Salvatore Blasco lo hanno arrestato subito dopo la cessione di alcune dosi di polvere bianca a un piacentino di 40 anni. Le manette ai polsi di un marocchino di 36 anni incensurato e regolare in Italia, sono scattate nel tardo pomeriggio di giovedì 9 febbraio in via Chiusa a Cadeo.

IMG_3132-2 Gli agenti lo tenevano d'occhio da qualche giorno e ora si trova in carcere con l'accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio. Addosso aveva il telecomando della sua tv ma all'interno aveva nascosto 5 involucri contenenti dosi di cocaina, in casa invece ne teneva altri 29 per un totale di circa 30 grammi. Con lui un connazionale di 43 anni che è stato denunciato con la medesima accusa: in auto aveva materiale di confezionamento di dosi di droga. L'arresto si inserisce nell'Operazione Pusher voluta dal ministero dell'Interno alla quale aderiscono tutte le questure del Paese. E' un progetto mirato e finalizzato alla spaccio di droga. In città, in questo frangente, negli ultimi giorni sono state controllate 98 persone (di cui 43 straniere) e 53 veicoli, effettuate 7 perquisizioni, due 20enni sono stati segnalati alla Prefettura come assuntori e infine sequestrati 50 grammi di marijuana. 

Processato per direttissima

Il marocchino, che si è presentato in tribunale appoggiato a una stampella, è finito in carcere. Il 36enne aveva 24 grammi di cocaina,
che, dopo le analisi, avrebbe potuto “rendere” 82 dosi (in genere viene venduta a 100 euro alla dose). La droga, nonostante fosse stata
nascosta nel telecomando e nella cassetta per lo scarico dell'acqua in bagno, lo ha portato in cella. Il marocchino, che aveva precedenti
penali per furto, al processo con il rito direttissimo è stato difeso dall'avvocato Emilio Dadomo. Il 36enne avrebbe detto al giudice che quella droga non era sua e che non sapeva chi l'aveva messa in quei posti. Il pm Giulio Massara ha chiesto il carcere, mentre il difensore
gli arresti domiciliari da una sorella. Il giudice Luca Milani, invece, ha deciso per la custodia cautelare.

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