Colosimo (Fli): «Garantire il diritto di lavorare a chi non sciopera»

Scontri all'Ikea davanti all'ingresso tra lavoratori, sindacati e forze dell'ordine, interviene anche Marco Colosimo, consigliere comunale di Fli.

«E' ormai da giorni, al centro della cronaca piacentina e nazionale la questione di non basso rilievo che vede protagonisti ancora una volta in senso negativo facchini dello stabilimento Ikea manifestare per un miglioramento delle condizioni di lavoro sotto le bandiere dei Si.Cobas e di Rifondazione Comunista. Una questione sociale, ma soprattutto politica, che vede uniti da una parte chi vive in una situazione di difficoltà economica e dall'altra chi, facendo sbandierare i loro vessilli ( quanto mai inopportuni e vecchi ) si fa padrone di questi disagi, promettendo proprio a questi facchini, migliori condizioni di lavoro, campeggiandosi come l'unico sindacato realmente dalla parte dei lavoratori disagiati, l'unico sindacato che non scende a compressi, l'unico che non cede alle logiche imprenditoriali. Quanta fantascienza, quanta falsità, di vero c'è solo che provocano disagi. Sono gli autori di 12 sospensioni dal posto di lavoro saranno anche i possibili imputati per la perdita del posto di altri 70 dipendenti. Questa è la prova che non credo sia un sindacato (se cosi può definirsi) a cui davvero stanno a cuore gli interessi e le problematiche dei lavoratori, bensì un movimento che mira a recare il più grave danno possibile a grandi colossi economici che hanno deciso di insediare i propri stabilimenti nel nostro territorio, creando circa 700 posti di lavoro e facendo accrescere il valore del polo logistico piacentino».

«D'altronde per loro questa è una lotta di classe. Altra questione da non sottovalutare è anche il rapporto che intercorre tra una forza politica che appoggia i manifestanti e chi governa la nostra città. Alleati, nelle file della Giunta e del Consiglio Comunale, il ripetersi di un conflitto e di una contraddizione nelle file del centro-sinistra, che non trova però una soluzione ma tante contraddizioni, perchè da una parte il Sindaco Paolo Dosi condanna gli episodi di violenza e gli ostacoli creati per chi davvero vuole lavorare, una corretta presa di posizione quanto mai dovuta e necessaria da parte del primo cittadino, dall'altra il segretario del partito di Rifondazione Comunista che appoggia e apprezza il buon lavoro del Comune, ma che si ritrova a sbandierare la propria bandiera durante le manifestazioni, inizialmente dietro lo scudo della discriminazione poi, a dir suo, a difesa dei diritti democratici dei lavoratori».

«Qualcuno forse, dovrebbe spiegargli che è diritto fondamentale di ogni lavoratore potersi recare liberamente sul posto di lavoro senza alcun tipo di costrizione o ostruzione, senza che un lavoratore debba recarsi alle 4.30 del mattino davanti allo stabilimento per dover sperare di poter entrare verso le 8. Assurdo. Assurdi. E' opportuno, per lo sviluppo economico della nostra città, accrescere il valore del Polo Logistico e non destabilizzarlo, costringendo le grandi catene e potenze industriali a de-localizzare la produzione il altri stabilimenti, questo ovviamente non deve e può essere un ricatto, ma devo fungere da monito per tutti, perchè il trasferimento di Ikea comporterebbe la perdita di lavoro per 700 lavoratori, quasi 450 gli extracomunitari, e sicuramente provocherebbe numerosi disagi al nostro territorio e alla nostra città».

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«Senza dimenticare anche il totale immobilismo da parte della passata amministrazione, di cui l'attuale non è altro che la continuazione, che non ha provveduto alla crescita e allo sviluppo del polo, la quale non è riuscita ad affiancare, ad un opera di costruzione di edifici e magazzini, un progetto industriale/produttivo a favore dello sviluppo logistico nella nostra città. Sono per un Polo-logistico professionalizzante e attrattivo, un polo-logistico che davvero possa essere un vanto per la nostra città una fonte di occupazione non sottopagata, ma qualificata ed equamente remunerata. Le continue opposizioni, rivendicazioni, ostruzioni volte ad impedire l'entrata dei colleghi, l'arrivo e l'uscita dei mezzi di trasporto merci, disordini e violenze, vanno interrotte nel più breve tempo possibile, perchè il danno è già stato fatto e il persistere provocherebbe un danno irreversibile, un danno sociale e d economico per Piacenza, tutta».

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