Costretta a prostituirsi dopo aver partorito da una settimana, quattro arresti

La sezione di polizia giudiziaria della polizia municipale ha arrestato quattro persone che sfruttavano giovani donne albanesi facendole prostituire anche fino all'ottavo mese di gravidanza. Venivano fatte arrivare nel nostro paese con un visto turistico

Da sinistra: l'ispettore Massimo Mingardi, il sostituto procuratore Antonio Colonna, il procuratore capo Salvatore Cappelleri, il comandante vicario Massimiliano Campomagnani

Le facevano venire in Italia dall'Albania con un visto turistico, le costringevano a prostituirsi e a pagare il marciapiede per lavorare 500 euro a settimana e quando il permesso scadeva venivano "licenziate" e sostituite da altre donne. Al termine delle indagini della sezione di polizia giudiziaria della polizia municipale diretta dall'ispettore Massimo Mingardi, sono finite quattro persone. Tutte dovranno rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione aggravato.  Si tratta di due coniugi, lei ex prostituta albanese di 34 anni e di un piacentino di 37 anni, di un altro albanese di 31 anni e di un italiano di 45. Sono tutti agli arresti domiciliari, tranne il 31enne albanese che si trova alle Novate. Sono stati arrestati all'alba dell'8 febbraio, due giorni dopo sono stati sottoposti all'interrogatorio di garanzia dal gip Giuseppe Bersani e si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere. 

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonio Colonna, sono iniziate nel febbraio 2016 quando il 37enne, dopo un litigio con la compagna, si era presentato al comando della polizia municipale di via Rogerio, e aveva raccontato che la donna sfruttava da tempo sue connazionali facendole prostituire nella zona della Caorsana, strada dell'Anselma e vicino al Palabanca. Da quel momento gli agenti hanno iniziato ad indagare e grazie alle intercettazioni telefoniche e a i pedinamenti hanno scoperto che ciò che l'uomo aveva raccontato corrispondeva al vero. Gli sfruttatori gestivano sei donne che accompagnavano sul luogo di lavoro quotidinamente, non solo facevano pagare loro il "marciapiede" 500 euro a settimana e 400 euro invece di affitto per poter dormire in una villetta a Mucinasso. Le ragazze, tutte giovanissime di un'età compresa tra i 34 e i 21 anni, subivano, hanno raccontato in procura, pressioni psicologiche e minacce ogni giorno. Addiritura una di queste, una 22enne era stata costretta a vendersi fino all'ottavo mese di gravidanza e rimessa in strada sette giorni dopo il parto, con tutte le conseguenze fisiche e morali che ne conseguono. La neonata sta bene ed è stata affidata a una struttura religiosa. La giovane, una notte, era stata avvicinata dagli agenti della municipale e dagli operatori del progetto Oltre la Strada, e dopo qualche resistenza, aveva spiegato ciò che le stava succedendo e aveva raccontato cosa le avevano fatto. «In questo tipo di indagini occorre assicurare alla giustizia chi commette reati ma anche tutelare le vittime di queste condotte criminali. L'Amministrazione ha investito molto nel progetto Oltre la Strada, e i risultati si stanno vedendo ogni giorno», ha commentato il procuratore capo Salvatore Cappelleri». 

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