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Crollo al caseificio per il terremoto, una perizia tecnica sugli scaffali

Due operai feriti per il crollo del 29 maggio alla Aimi di Castelvetro: gli ingegneri, dovranno stabilire se le scaffalature erano fatte a regola d'arte, i parametri di sicurezza e l'incidenza che ebbe nel crollo la scossa tellurica

I carabinieri all'uscita della ditta Aimi di Castelvetro subito dopo la scossa di terremoto del 29 maggio

Si svolgerà la prossima settimana la perizia tecnica disposta dalla procura al caseificio Aimi Formaggi di Castelvetro, dove il 29 maggio, in occasione di una forte scossa di terremoto cedette una scaffalatura che ospitava alcune forme di Parmigiano Reggiano, facendo rovinare il formaggio addosso a due operai che rimasero feriti, uno in modo grave.

I tecnici, tutti ingegneri, dovranno stabilire se le scaffalature erano fatte a regola d’arte, erano state sistemate rispettando i parametri di sicurezza e l’incidenza che ebbe nel crollo la scossa di terremoto.

Lunedì, dopo il sopralluogo e la perizia, la procura potrebbe disporre il dissequestro dell’azienda per consentire così la ripresa dell’attività. Una garanzia per l’occupazione, ma anche per permettere ad altre aziende di stoccare lì le forme.

Il pm Emilio Pisante ha affidato l’incarico a un proprio perito, mentre i difensori dei due indagati per lesioni aggravate - il proprietario del caseificio e il costruttore delle scaffalature – hanno scelto i loro consulenti tecnici. Il proprietario è assistito da Giovanni Benedini e Attilio Guarneri, del Foro di Cremona, mentre il costruttore da un legale di Reggio Emilia.

Nel crollo delle forme rimasero coinvolti un 20enne, nipote del proprietario, che riportò i traumi più gravi e un romeno di 44 anni che rimase ferito in modo, per fortuna, più lieve. I due, sepolti dalle forme, vennero estratti dai vigili del fuoco e portati negli ospedali di Cremona e Fiorenzuola.

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