Decine di furti in Valtidone, Valdarda e Valnure: 24 anni di carcere in tre

Tre albanesi sono stati condannati per decine di colpi messi a segno nella nostra provincia, e in quelle di Pavia e Cuneo, nel 2017. Per tutti l’accusa era di associazione per delinquere finalizzata al furto e alla rapina

Immagine di repertorio

In tre hanno collezionato oltre 24 anni di carcere per furti e rapine. Tre albanesi sono stati condannati per decine di colpi messi a segno nella nostra provincia, e in quelle di Pavia e Cuneo, nel 2017. Per tutti l’accusa era di associazione per delinquere finalizzata al furto e alla rapina. Decine le abitazioni e i negozi saccheggiati - ma in tanti casi, i tre sono stati messi in fuga dai proprietari o non sono riusciti a forzare le inferriate - facendo razzia di denaro, orologi, gioielli altri beni di valore, senza disdegnare anche il cibo. I tre hanno scelto il rito abbreviato (cioè ottenendo lo sconto di un terzo della pena), davanti al giudice per l’udienza preliminare, Luca Milani, e al pm Antonio Colonna. Dardan Nikolli, 31 anni, difeso dall’avvocato Franco Capuzzo (Foro di Padova) è stato condannato a 8 anni 1 mese e 10 giorni; Federik Shtjefeni, 36enne, difeso dall’avvocato Elena Concarotti, 8 anni e 5 mesi; Altin Doda, 34 anni, assistito dall’avvocato Mauro Pontini, 8 anni e 3 mesi. Doda si trova agli arresti domiciliari, mentre gli altri due sono in carcere: Shtjefeni a Piacenza e Nikolli a Rovigo. I difensori stanno valutando il ricorso in Appello, dopo aver letto le motivazioni della condanna.

Nella sola provincia di Piacenza, soprattutto fra maggio e giugno del 2017, il terzetto avrebbe messo a segno una cinquantina di furti. In più occasioni, nel Pavese entravano nelle case di notte, con il volto travisato e modi duri, minacciando le persone, spesso anziani che vivevano momenti di terrore, di non parlare né chiamare aiuto. Un caso del genere è accaduto anche a Castellarquato: i tre sono entrati in casa di una 60enne, rapinandola di gioielli, un orologio, caricando il bottino su un passeggino. La donna li aveva incontrati rincasando e loro l’avevano raggelata: «Non chiamare i carabinieri altrimenti torno indietro». A Vigolzone, erano stati colti sul fatto da alcuni vicini della casa che stavano saccheggiando: uno dei tre prese un piccone e colpì il muro intimandogli di rientrare in casa, poi lanciarono dei sassi e minacciarono di sparargli. Un raid venne compiuto tra Ziano e Castelsangiovanni, da maggio a giugno. Tre i colpi a Ziano, in abitazione, e due a Castello dove i ladri rubarono un po’ di tutto: biciclette, oggetti di rame, piatti antichi, una bottiglia di champagne.

Tra il 22 e il 24 maggio 2017, però, a Shtjefeni e Doda andò male in quattro occasioni. A Ziano vennero o messi in fuga dai proprietari o non riuscirono ad entrare nelle case prese di mira. Lo stesso accadde al terzetto a Pontedellolio, sempre fra maggio e giugno, in quattro tentativi, tutti andati a vuoto perché messi in fuga.  Purtroppo, a Pontedellolio, tra il 26 e il 27 giugno, diversi i furti che andarono a segno nella case di ignari piacentini. E il bottino era composto di orologi, abbigliamento, gioielli, banconote, ma anche armi (un fucile Winchester calibro 30/30). Pochi giorni dopo, altro raid fruttuoso a Castelsangiovanni e Vigolzone: gioielli, braccialetti, orologi, macchine fotografiche, elettronica, una pelliccia. Ai tre poi, a vario titolo venivano contestati numerosi furti in provincia di Pavia, compiuti con altri connazionali membri di una gang. Insomma, come le cavallette, il gruppo identificava una zona, gli obiettivi, e poi la batteva a tappeto, razziando tutto gli oggetti di valore che trovavano. Infine, ai tre è stata anche contestata la detenzione di armi - depredate durante i furti - tra cui una pistola Astra calibro 38, la carabina Winchester, una Colt calibro 10.

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