Dopo 15 giorni i facchini scendono dal tetto della Gls: «Abbiamo fiducia sul nostro futuro»

Rientra proprio nel giorno della Festa dei Lavoratori la protesta dei 33 licenziati che da quindici giorni vivono sul tetto della Gls a Montale. Il Ministero del lavoro si è impegnato con il sindacato Usb a convocare Gls e Seam al più presto per ridiscutere la posizione dei facchini rimasti senza lavoro

Due dei facchini mentre scendono dal tetto

Sono scesi, fiduciosi che una soluzione al loro destino si troverà. Ma anche perché la voglia di riabbracciare le mogli e i figli era – naturalmente - grande. Sono venuti giù dal tetto poco dopo mezzogiorno del Primo Maggio i 33 lavoratori della Gls (lavoravano per conto della Seam) di Montale, che per quindici giorni sono rimasti sopra il capannone logistico, per protesta contro il loro licenziamento. I lavoratori hanno ricevuto proprio oggi - festa dei lavoratori - le ultime novità sulla loro vicenda. Usb ha incontrato nelle scorse ore una parte dello staff del ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio. Il Ministero convocherà a breve a Roma sia Gls che Seam (la società che fornisce la manodopera alla multinazionale delle spedizioni), per definire la questione. Lo staff del ministro ha assicurato al sindacato che, qualora Gls non si rendesse disponibile Il Primo Maggio sul tetto della Gls - Mulazzi/IlPiacenzaa discutere del loro riassorbimento, sarà convocato un tavolo in via formale e ufficiale. La vertenza è così uscita dai confini piacentini per approdare e Roma, e secondo Usb questo è un fatto positivo.

Sotto il tetto, il sindacalista Usb Roberto Montanari ha legato la protesta dei licenziati con il Primo Maggio, festa dei lavoratori. «Festeggiamo così la festa, unendo la bellezza della musica con quella della dignità di chi si spezza la schiena e le braccia per lavorare. Oggi festeggiamo l'umanità». E Gianni Azzali, patron Piacenza Jazz Fest, dopo queste parole, ha tirato fuori dalla custodia il suo sax per suonare “Bella ciao”. Intorno, tavoli apparecchiati per le famiglie, i parenti e gli amici dei lavoratori, e tanti iscritti al sindacato provenienti da tante parti del Nord Italia. «Sono 33 eroi che da quindici giorni stanno sul tetto contro una multinazionale che è l’insegna della barbarie», si scambiano il megafono i sindacalisti, che fanno poi intonare i cori anche a un ragazzino che ha già un futuro da portavoce dei lavoratori. «Chi tocca uno, tocca tutti». «La gente come noi non molla mai». «Resistenza, resistenza!». «Schiavi, mai!», scandiscono dal tetto i licenziati e giù i sostenitori della loro protesta, ricordando sempre Abd El Salam, investito da un camion e morto proprio qua durante un picchetto nel 2016.

«Intendete rimanere o scendere?». Chiedono poi dal basso, dopo aver spiegato che a Roma si è aperto un canale di ascolto. «Oggi ci sono le condizioni affinché voi scendiate», fanno presente i vertici Usb. Sul tetto i lavoratori ne parlano in un’assemblea improvvisata, poi viene diramata la comunicazione. «Abbiamo fiducia nei confronti del ministro – scandiscono al megafono da lassù -, della nostra delegazione, dello Il Primo Maggio sul tetto della Gls - Mulazzi/IlPiacenzaStato italiano. Grazie a chi ci ha sostenuto. La decisione collettiva è di scendere, le nostre famiglie hanno bisogno di noi. Ma scendiamo da qua a testa alta, non molliamo mai, resistenza! Schiavi, mai!».

Arrivano così i vigili del fuoco – la Digos e gli agenti della questura sempre sul posto a vigilare - che permettono ai protestanti di scendere e riabbracciare i propri cari. Si può così mangiare ai tavoli tutti insieme, come fosse una festa di paese, o un Primo Maggio di una volta, nel parcheggio di Montale della Gls, che si trasforma in un parco giochi dove i figli dei lavoratori giocano a calcio e si rincorrono e i più grandi cucinano, sparando ogni tanto qualche petardo e i fuochi d’artificio. Dopo quindici giorni qui a portare vestiti e cibo a mariti e padri, qua si conoscono tutti.

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