Il dormitorio abusivo di via dei Pisoni c'è ancora, insieme a tanto altro

Il dormitorio abusivo di via dei Pisoni non è chiuso, non è sigillato e non è vuoto. Ci si introduce facilmente accanto al parcheggio dei pendolari. Ci siamo andati e vi raccontiamo cosa abbiamo trovato

Un'immagine del degrado

Il dormitorio abusivo di via dei Pisoni non è chiuso, non è sigillato e non è vuoto. Ci si introduce facilmente all'interno, nello stabile fatiscente in stile liberty. Siamo passati attraverso un varco nella porta in ferro, aperto, con tutta probalità, da chi lì dentro ci vive, ci dorme, ci mangia e non solo.

Il panorama è desolante e la puzza a dir poco insopportabile. E sì che a marzo 2009 la stampa locale aveva dato la notizia della chiusura del dormitorio abusivo con annessa l'irruzione di forze dell'ordine che avevano sgomberato il bivacco (Libertà del 17 marzo 2009). I lucchetti erano stati messi da un dirigente del Demanio, proprietario della zona ex Sea-Sift, e i disperati che avevano trovato riparo nel capannone erano stati presi "in cura" dalla Caritas.

Ma quella si sa, era una zona degradata della città, e continua ad esserlo tuttora, nonostante le parole del vicesindaco Stefano Cacciatore, che risalgono sempre al 2009 quando era stato rimosso un "muro" abusivo, messo non si ancora da chi, e che rendeva ai pendolari l'accesso difficoltoso al parcheggio. Cacciatore diceva del capannone e della zona in questione: «Non è un'immagine onorevole per la nostra città, è una ferita aperta che vogliamo chiudere» (Libertà del 12 settembre 2009). Ma forse di chiuso lì non c'è niente. Almeno per ora.

Dicevamo, siamo entrati e nella prima stanzona c'è una latrina per i bisogni di chi vive li o per chi lì è solo di passaggio (fazzoletti sporchi ed escrementi), ma ci sono anche resti di cibo, abiti sporchi, resti di materassi, scarpe. Poi sulla destra abbiamo visto almeno un centinaio di scatoloni pieni di documenti con la scritta Tempi, Acap, ma anche libri contabili, delibere comunali e alcune cassette audio. Tutti gli scatoloni sono mezzi sfasciati, i fogli sparsi e i fascicoli aperti. Poi abbiamo trovato in un angolo una "zona fumatori": decine e decine di pacchetti di sigarette vuoti.

Ci siamo spostati abbiamo trovato il bagno, o almeno quello che doveva essere un bagno (escrementi, rifiuti, e addirritura da una finestra, senza vetro, entrano alcuni rami di un albero). Abbiamo rinvenuto anche degli esami del sangue e alcuni giornali pornografici. Ci sono poi alcuni disegni e scritte su diversi muri. Ogni angolo è buono per mettere un giaciglio e trovare riparo per una notte o per molto più tempo. Anche vicino ad una pila di eternit.

In un'altra area del capannone sono ammassati materiali edili: mattoni, sacchi di calce, chiodi, utensili, bombole. Ci sono anche cartelli stradali e pali di ferro, una porta di vetro che sembra quella di un negozio e al centro un container chiuso, non solo un pannello elettrico aperto e fili penzolanti. Siamo scesi, poi "nei sotterranei" attraverso una scala ripidissima. Lì ci sono diversi cunicoli sempre con materassi, rifiuti e tracce di presenza umana. Lì sotto non c'è luce, e c'è umido e una puzza che ci si chiede come un essere umano possa dormire in un posto così.

Quindi la domanda, ammesso che ce ne sia solo una, è: perchè quell'area è ancora così accessibile a chiunque? E' del Demanio? Allora che il Demanio la chiuda, davvero, o la si trasformi e la si riqualifichi in qualche modo. Anche perchè proprio lì accanto all'edificio in stile liberty passa la pista ciclabile (non proprio tenuta bene). Quella pista lunghissima che parte da viale Patrioti e che attraversando via Colombo arriva fino in stazione. Il problema sicurezza in quella zona c'è eccome, e i fatti di cronaca sembrano dimostrarlo ampiamente.

 

 

 

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