Ecco perchè il ponte è crollato: ha un difetto congenito

Cedimenti, affaticamento della struttura, scarsa manutenzione. Sarebbero questi i fattori che hanno portato al cedimento del ponte sul Po. Abbiamo provato a far chiarezza sulle cause tecniche con chi se ne intende per mestiere. L'ingegnere Alberto Conti: “La piena del fiume? Solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso”

I ponti non cadono per il maltempo. Parola di ingegnere civile, che di professione i ponti e le strade, li progetta. Però, come ad ogni buona regola che si rispetti, arriva l'eccezione: il ponte sul Po è crollato. Proviamo a capire perchè, depauperando il discorso dalle polemiche politiche. Ci proviamo con l'ingegnere Alberto Conti, dodici anni da progettista di strade, per dieci anni alla società ingegneria del gruppo Autostrade.

Il ponte sul Po ha un difetto congenito: è, cioè, una struttura iperstatica molto sensibile ai cedimenti. “La struttura iperstatica ha un grosso vantaggio” spiega l'ingegnere, “a parità di materiale (ferro e acciaio impiegati) resiste di più. Ma un eventuale cedimento delle pile intermedie crea delle sollecitazioni ulteriori che possono portare fino al crollo”.

  Cedimenti, fatica, poca manutenzione e probabilmente la piena che ha innescato l'ennesimo piccolo cedimento, hanno contribuito al crollo  

Eccolo spiegato, in due parole, il perchè. Ecco dimostrato, anche, per quale motivo il ponte della ferrovia, che è 100 metri più basso di quello carrozzabile, sia rimasto in perfette condizioni nonostante la piena del Po. “E' una struttura isostatica, per cui i cedimenti millimetrici non gli danno fastidio” chiarisce Conti.

Il ponte carrozzabile, invece, è stata un'eterna via Crucis. “Ogni mezza piena si è dovuto intervenire sulle pile per limitare i cedimenti” continua. I cedimenti, infatti, possono avere ripercussioni sull'intera struttura. “Mica ne hanno spesi pochi, di soldi, su quel ponte che è crollato”. Nelle parole dell'ingegnere, forse le meno tecniche e imparziali di tutta la sua spiegazione, c'è la rabbia e l'amarezza del contribuente, dell'utente, del viaggiatore.

Poi riprende, estremamente professionale, la sua delucidazione. “Il ponte poggia sulle pile originali del 1908, mentre la struttura in acciaio è stata ricostruita nel 1948”. Non c'è da stupirsi, del resto, in tempo di ricostruzione post-bellica, riciclare era d'uso se non la prassi. “Quindi”, prosegue Conti “la struttura in acciaio era già affaticata”.

Affaticata? Già, l'acciaio va incontro al cosiddetto “fenomeno della fatica”. Un fil di ferro soggetto a trazione resta tale e quale; ma se lo si piega, finisce per spezzarsi. “Tutti i materiali soggetti a cicli di carico e scarico continui, perdono parte delle proprie capacità di resistenza” specifica Conti. E il transito continuo, certo non ha giovato nel corso dei decenni, alla struttura. “Dopo le sollecitazioni protratte, in seguito a cedimenti millimetrici accumulati in sessant'anni”, la piena è stata “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

  La piena è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso  

Eccolo, il motivo. Continui cedimenti millimetrici, su una struttura che nasce come sensibile agli stessi, dài oggi e dài domani, crolla. “Ma lo sapevano che era un ponte non messo benissimo” riprende l'ingegnere, il lui di nuovo l'indignazione del cittadino.  “Non per niente era stato interdetto al traffico pesante”. Divieto, per altro, non sempre rispettato. Ma come si può pensare che su una struttura che si regge su bulloni di sessant'anni fa (e passa) e classificato come categoria 1 “cioè idoneo anche al passaggio dei mezzi militari”, si permetta alle quattro ruote di scorrazzare liberamente?

Ne sa qualcosa anche il sindaco Reggi, che sentito dai carabinieri nei giorni scorsi, ha ricostruito tutto il carteggio avuto con l'Anas. “E' venuto fuori che aveva mandato 18 segnalazioni sulla fragilità del ponte” conclude l'ingegnere. Non solo carteggi ufficiali, però.  Una foto, quella postata da un lettore su You Reporter nel 2005, documentava un giunto staccato. “Segno di una struttura che si è mossa” precisa Conti.

  Le province hanno un controllo su tutto che può anche diventare un controllo su niente. Non è facile  

Ma allora di chi sono le responsabilità del crollo?


Dell'Anas in primis. Ma, in parte, anche della Provincia, che ha una responsabilità di controllo. Su ogni intervento dell'Anas la Provincia interviene pesantemente. In secondo luogo, l'Ente ha delle competenze sulla difesa del suolo. Per cui sul discorso delle piene, delle arginature deve fare il controllo della stabilità.

Però guai con l'ingegner Conti, a parlare di disastro annunciato. “Non saprei, non ho mai fatto un'ispezione sul ponte” precisa. E poi aggiunge: “Sicuramente si può dire che è una struttura bisognosa di interventi più seri”. Era bisognosa. Ora non c'è più, si volta pagina, si pensa già al nuovo ponte.

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