Filo diretto con “Fiorenzuola Oltre confini” in Bosnia: «Cataclisma di dimensione biblica»

Pur nella difficoltà contingente, la delegazione ha reso omaggio al luogo che a Srebrenica ricorda l’eccidio di 8372 persone

Il gruppo di volontari di “Fiorenzuola Oltre i confini”, in Bosnia per una delle periodiche missioni umanitarie, come pubblicato  nelle precedenti edizioni, è da mercoledì scorso nella Bosnia sconvolta da inondazioni devastanti. Il viaggio umanitario guidato dal presidente Luigi Danesi era programmato da tempo per consegnare derrate alimentari, un ecografo, letti d'ospedale e materassi per un centro medico.  

Gli eventi meteorologici hanno costretto la missione ad effettuare improvvisi cambi di programma per l’impossibilità di raggiungere, nei giorni prefissati, le località di Srebrenica e Maglaj dove - ci scrivono - sapevamo di trovare una situazione di grave calamità ma non al livello che abbiamo potuto verificare de visu.  Un meganubifragio ha continuato per  giorni a scaricare un impressionante quantità d’acqua.

Il fiume Bosna ha esondato, superando circa 7 metri di dislivello, ha cominciato a invadere il paese che per giorni e giorni è stato attraversato da un grande flusso continuo di acqua e fango, tronchi e detriti, animali morti, sassi che si sono incuneati ovunque. Abbiamo comunque consegnato presidi sanitari e generi alimentari e vestiti a diverse organizzazioni assistenziali operanti a Zenica e Srebrenica. Quattro dei nostri giovani volontari, hanno spalato fango fino al tardo pomeriggio liberando un ufficio e ricevendo il plauso dei locali che vedevano i primi soccorritori italiani intervenire in questa "voragine".  L’altra parte della delegazione era impegnata nelle consegne delle strumentazioni mediche. 

Lunedì il sindaco di Magliaj ci ha informato che la strada era stata riaperta e ci stava attendendo, spiegandoci la tragicità di una situazione che per altro stavamo toccando con mano. Il 90% della cittadina è stato travolto da una ondata di acqua melmosa che ha raggiunto circa 2 metri ovunque: case, uffici, chiese e moschee, strade e giardini, scuole e municipio. Impressionante vedere gli impiegati comunali che sgomberavano gli uffici del municipio, gli insegnati della materna che cercavano di salvare dal fango giochi e libri, giovani che toglievano fango dalle strade e dai negozi, ruspe in azione, idranti che lavavano marciapiedi e cose simili. Un anziano ci ha raccontato che era dal 1917 che non vedevano un simile nubifragio. La città è coperta da una coltre di almeno 20 centimetri di fango e tonnellate di detriti lasciati dal passaggio dell'esondazione del fiume Bosna. Potrà mai  - ci chiediamo - tornare a risplendere, con i suoi imponenti viali alberati, i suoi giardini colorati, le sue scuole, la sua vita...?! 

Srebrenica 8372 

Pur nell’emergenza il gruppo di Fiorenzuola è riuscito a compiere la programmata visita al Cimitero-Mausoleo di Srebrenica, luogo del genocidio del 1995 che evoca un dolore immenso e indescrivibile. Anche di questa visita-pellegrinaggio abbiamo la diretta testimonianza di Sergio e Stefano. 

8372. E’ questo il numero che ti accoglie quando entri nel cimitero-mausoleo dello spicchio di territorio bosniaco al confine con la Serbia. Il numero indica i profughi di etnia bosniaco musulmana dai 14 anni in su, che lì giunti, sicuri di potersi salvare perchè protetti dai caschi blu dell’Onu. Furono invece trucidati dall'armata serbo bosniaca di Mladic.

Nel grande hangar dove abbiamo visto il film della strage e dove sono esposti oggetti che hanno permesso di identificare alcuni morti ritrovati nelle fosse comuni stamattina  c'era un silenzio quasi spettrale che solo qualche cinguettante passerotto che modifica nel sottotetto ha osato infrangere. Noi eravamo scioccati.
Nel corso della guerra in Bosnia (1992-1995) la città era un’enclave circondata da territori abitati da serbi bosniaci, e costituiva un ‘‘area di sicurezza’ controllata dalla Forza di protezione delle Nazioni Unite. L'11 luglio 1995 Srebrenica venne occupata e le truppe serbo-bosniache deportarono la popolazione e compirono il genocidio. Con l'inganno, con il sopruso con fredda determinazione furono trucidarono 8372 maschi serbi. Li concentrarono in una vecchia fabbrica, legate le mani con filo di ferro, alcuni furono torturati per far loro dire dove si nascondevano altri maschi musulmani, poi caricati sui camion furono, a gruppi, sparpagliati nei dintorni (campi e boschi collinari) per essere sterminati e buttati in fosse comuni.
È impressionante vedere il filmato dei profughi che giungono in questi posti scortati dai soldati ONU e dai militari serbi e poi vedere questi ragazzi musulmani che si disperano in attesa della morte (ragazzi di 14, 15 anni e altri di 30, 35 con figli piccoli a casa); altri ancora consolati dai padri di 50, 60, 70 anni che insieme aspettano di morire. E poi la disperazione, delle mogli, delle nonne e dei bambini piccoli di 5, 6, 10 anni che assistono all’angoscia delle loro mamme, nonne e sorelle maggiori.
Tutto il filmato è proiettato ogni 30 minuti in questo grande capannone che è stato appositamente lasciato com'era per la memoria…
Il Memoriale che commemora il Genocidio di Srebrenica, è stato inaugurato nel 2003 dall'ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.
Usciamo da questa immane tragedia e ci ritroviamo – per nostra fortuna da testimoni – nella catastrofe che sta vivendo la popolazione locale, con tanto dolore, ma anche con tanti esempi di coraggio che speriamo possano aiutare questa comunità ad andare oltre le difficoltà. 

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