Giornata del Ricordo, Dosi: «Crudele pulizia etnica ignorata per decenni»

Nella ricorrenza della Giornata del Ricordo, il sindaco Paolo Dosi e diverse autorità cittadine hanno reso omaggio alle vittime degli eccidi al confine tra l'Italia e l'ex Jugoslavia, tra il 1943 e il 1947, ai danni della popolazione italiana di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia

Un momento della cerimonia

Nella ricorrenza della Giornata del Ricordo, il sindaco Paolo Dosi e diverse autorità cittadine hanno reso omaggio alle vittime degli eccidi al confine tra l’Italia e l’ex Jugoslavia, tra il 1943 e il 1947, ai danni della popolazione italiana di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. “Una crudele pulizia etnica - ha detto il primo cittadino durante il suo discorso, tenuto proprio in via Buozzi al Giardino del Ricordo - e una ferita aperta che le istituzioni per decenni hanno negato o ignorato”. Nelle foibe infatti furono gettati ancora vivi, l'uno legato all'altro col fil di ferro, uomini, donne, anziani e bambini che in quel periodo di grande confusione bellica si erano ritrovati in balìa dei partigiani comunisti jugoslavi: “Il “Giorno del ricordo” – ha ribadito Dosi - non è solo dedicato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi giuliani: 350 mila costretti all'esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia dove furono malamente accolti”. Numerose le autorità presenti, dicevamo dal prefetto Anna Palombi al parlamentare Marco Bergonzi dal presidente della Provincia, Francesco Rolleri al consigliere regionale Tommaso Foti, dagli assessori comunali Tiziana Albasi, Stefano Cugini e Giulia Piroli e il presidente del Consiglio Christian Fiazza. Numerose le autorità miliari e diversi i sindaci della Provincia. Ha benedetto la corona deposta dagli agenti del Corpo di Polizia Municipale, don Stefano Segalini, parroco di san Giuseppe.    

Il Giorno del Ricordo risale al 1996. Fu Luciano Violante, all'epoca presidente della Camera a infrangere il muro del silenzio e a invitare a una rilettura storica degli avvenimenti. Appello ripreso sul fronte opposto dal leader della destra Gianfranco Fini e poi dai presidenti della Repubblica Ciampi e Giorgio Napolitano, firmò la legge con cui nel 2004 il Parlamento istituiva una giornata commemorativa per le vittime dei titini, allo stesso modo delle celebrazioni per l'Olocausto degli ebrei. “Il 10 febbraio – ha concluso Dosi - è una data simbolica che si riferisce al 1947 quando entrò in vigore il trattato di pace con cui le province di Pola, Fiume, Zara, parte delle zone di Gorizia e di Trieste, passarono alla Jugoslavia. Le stragi avvennero all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943 quando si scatenò l'offensiva dei partigiani comunisti contro nazisti e fascisti. Nel mezzo furono colpiti indiscriminatamente tutti gli italiani. Ma il massacro più vasto fu messo in atto a guerra finita, nel maggio del 1945, per costringere gli italiani a fuggire dalle province istriane, dalmate e della Venezia Giulia”. 

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