Caorso, stroncato da un malore il comandante dei carabinieri. «Abbiamo perso un amico»

Giuseppe Marcinnò aveva 53 anni, era sposato e aveva quattro figli. Nella notte di giovedì 5 marzo si è sentito male in casa: inutili i tentativi di soccorso. Era arrivato a Caorso nel 2017 e ora il paese è sotto choc

Giuseppe Marcinnò

E' morto nella notte, stroncato da un infarto, il comandante della Stazione carabinieri di Caorso, Giuseppe Marcinnò. Aveva 53 anni, era sposato con Patrizia e aveva quattro figli, Francesco, Matteo, Angelo e Federica, rispettivamente di 17,15,11 e 5 anni. Nella notte di giovedì 5 marzo si è sentito male in casa, al secondo piano della caserma di via Marchesi e i familiari hanno chiamato il 118 ma i sanitari, dopo disperati tentativi di rianimarlo, si sono visti costretti a constatarne il decesso. 

Il paese della Bassa Piacentina ora è sotto choc: c’è chi ha perso «un collega ma soprattutto un amico» dice il comandate della polizia Locale dell’Unione, Massimo Misseri, che ricorda Marcinnò come una persona «disponibile, collaborativa e sempre pronta al confronto. È una grossa perdita». Originario della Sicilia, il comandante dei carabinieri era stato trasferito a Caorso tre anni fa con la moglie e i suoi quattro figli che frequentavano le scuole del comune. «Si erano inseriti subito nella vita della nostra comunità e oggi sono benvoluti da tutti», dice la sindaca Roberta Battaglia che a nome dell’Amministrazione esprime «vicinanza alla famiglia di Marcinnò e all’Arma per la disponibilità che ha sempre dimostrato nei confronti del territorio».Lo ricorda come «una persona sempre disponibile, di elevata professionalità, ma soprattutto di straordinario profilo umano», il Corpo Provinciale di vigilanza ittica e ambientale del Carp Fishing Italia di Piacenza.

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Si era arruolato nell'Arma nel 1987, frequentando il corso allievi carabinieri presso la 6^ Compagnia della Scuola di Campobasso e, dopo una intensa e formativa esperienza nei Reparti territoriali della Legione carabinieri Puglia, aveva frequentato il 47esimo Corso Sottufficiali, al termine del quale era stato trasferito alla Legione Carabinieri Piemonte e Valle D’Aosta. Dal 2002 al 2017 ha prestato servizio in diversi Reparti del Comando Legione carabinieri Sicilia, in contesti territoriali caratterizzati da un alto indice di criminalità organizzata, dove - si legge in una nota dell'Arma - «si era distinto per lo spiccato senso del dovere e attaccamento all’Istituzione, prendendo parte a delicate indagini che si concludevano con la cattura di pericolosi criminali responsabili di efferati delitti». Nel corso della sua carriera ha svolto anche due diverse missioni di peacekeeping, nel 2006 in Iraq e nel 2008 in Kosovo, venendo insignito di diverse benemerenze tra cui quella di Cavaliere, concessagli dal Presidente della Repubblica nel 2013. A Caorso aveva preso servizio nell'autunno del 2017. Tra le indagini che aveva seguito nell'ultimo periodo quella che ha portato alla luce un’associazione per delinquere finalizzata soprattutto a furti e truffe e che vede tra le tante persone coinvolte numerosi appartenenti all’etnia sinti che risiedono nei campi nomadi di Caorso e Torre della Razza. Il blitz dell’Arma scattò il 15 marzo di quest’anno. Dopo lunghe indagini, i carabinieri del Nucleo investigativo e dei colleghi di alcune stazioni avevano scoperto che un gruppo di sinti (imparentati tra loro) ma anche non di etnia nomade, sia maschi sia femmine dai 25 e 49 anni, agivano tutti con un preciso ruolo e con specifiche competenze. Un sodalizio criminale con a capo una figura carismatica, il 52enne Rocco Bramante, che, secondo gli inquirenti, aveva a disposizione una squadra ben rodata e altrettanti canali di ricettatori che per anni hanno compiuto raid sul territorio.

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