«Ho grande rispetto delle divise perché ne ho fatto parte. La polizia stavolta ha sbagliato»

Maila Conti, titolare del bar di viale Dante chiuso dal questore per un mese, racconta la sua versione dei fatti

La polizia al bar di viale Dante

«Non ho precedenti penali, non ho mai dato una testata ai poliziotti, anzi sono io che l'ho ricevuta. Io ho un grande rispetto delle forze dell'ordine perché ne ho fatto parte per quasi trent'anni, sono miei ex colleghi». Maila Conti, arrestata e processata pochi giorni fa dopo un episodio avvenuto nel suo bar di viale Dante, racconta la sua versione dei fatti dopo che la questura ha disposto la chiusura per un mese del locale in base all'articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Una misura disposta, ha detto la questura di Piacenza, dopo che in tre occasioni (il 15, il 16 e il 22 ottobre) la polizia sarebbe intervenuta «per la musica troppo alta in orari non consentiti». «Il 22 ottobre il bar, alle 20, era chiuso e non c'è stato assolutamente alcun controllo. Il 16 ottobre invece ero in tribunale per il processo. Io conosco bene la legge, ho prestato servizio per quasi trent'anni nella polizia locale a Milano».
«C'è stato un solo intervento della polizia, non tre come dicono, nel mio locale alle 23 del 15 ottobre - spiega - quella sera stavo festeggiando il compleanno e avevo un regolare permesso della Siae fino all'una di notte. I poliziotti sono venuti una prima volta dicendo di abbassare il volume, poi sono tornati dopo 10 minuti dicendo che dovevamo spegnere tutto altrimenti sequestravano l'impianto. Io però conosco la legge, e so come funziona un sequestro di questo genere, bisogna redigere anche un verbale».
«Sono stata collaborativa con gli agenti - prosegue - ho fornito tutti i documenti in regola del locale: la Siae, la Camera di commercio, la Scia. Invece sono stata ammanettata, ma ora valuterò tutto in sede legale».
Prosegue: «Non ero ubriaca, avevo bevuto solamente due bicchieri di spumante. Infatti al pronto soccorso, dove mi hanno riscontrato un trauma alla nuca con una prognosi di 5 giorni, i sanitari nel referto hanno scritto "paziente lucida". Io stessa ho chiesto che il tasso alcolico venisse accertato con un prelievo di sangue, ma non me lo hanno fatto fare».
«Violare la legge non fa parte della mia educazione e del mio modo di fare, proprio perché per tanti anni sono stata tra quelli che la fanno applicare. Ho pieno rispetto delle divise perché ne ho fatto parte, e li considero ancora colleghi».

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