«Ho perso tre case per una frana: voglio risposte dalla Regione»

Dieci mesi fa una frana, segnalata tempo prima a tutti gli enti, distrusse la frazione di Pergalla a Bettola. L'81enne Felice Cavanna chiede aiuto: «Le istituzioni ci stanno dimenticando, nessuno si fa vivo ad aiutarmi mentre continuo a pagare Imu e Tari per case inagibili»

Felice Cavanna mentre mostra le sue case a Pergalla

«Da marzo a oggi non è cambiato niente. Non ho ricevuto nessuna risposta sul futuro di Pergalla e delle mie abitazioni, ormai compromesse». Mentre l’81enne Felice Cavanna porta avanti la sua battaglia, la piccola frazione di Pergalla, nel comune di Bettola, è ormai in fin di vita e senza alcuna speranza. Un importante movimento franoso del terreno sconvolse, nella notte del 27 marzo, il bettolese, provocando la completa chiusura della strada provinciale nella zona di Pergalla, tra Prato Barbieri e Rio Farnese. La strada, in diversi punti, si abbassò fino a due metri. Così si rese necessario sgomberare una decina di abitazioni e chiudere la strada al transito. Lo smottamento provocò il danneggiamento e il crollo parziale di alcune case, fortunatamente in quel momento disabitate. 

Felice, per colpa di quella frana, ha perso tre case, ricevute in eredità dal padre e dalla zia. Eppure aveva segnalato la frana per tempo. «Dopo l’alluvione del 2015 – ricorda - mi ero accorto delle crepe nella strada e nel terreno. Lo feci presente alle istituzioni insieme al mio geometra Michele Guarnieri, ma mi dissero che era tutto a posto». L’uomo scrisse a Comune, Provincia, Regione – il consigliere regionale Matteo Rancan presentò un’interrogazione - ma la sua richiesta rimase inascoltata. Come ora rimane inascoltato il suo desiderio di sapere. «Cosa verrà fatto per me, per le mie case, per il paese? Avremo dei risarcimenti certi? Nessuno mi risponde». Pergalla-3

La frana è arrivata prima della politica e ora Felice ha perso tutto quello che aveva nel suo paese d’origine, così come il macellaio Bruno Perini e altre 4-5 famiglie, fortunatamente nessuna residente d’inverno. «Uno dei miei tre edifici – racconta - si è abbassato di tre metri ed è irrecuperabile: l’avevo sistemato 18 anni fa. La casa principale è ancora in piedi ma io ho paura. È incredibile: hanno continuato – commenta amaro - a tamponare le crepe della strada con del catrame, senza interessarsi alla frana e a Pasqua è venuto giù tutto. C’è troppa incuria e perfino davanti alla mia perizia hanno risposto picche. Avevo talmente timore che succedesse una cosa del genere che ho assicurato la casa per un milione di euro: pensavo che un possibile crollo potesse arrecare danno agli altri e mettermi nei guai». Felice ci va giù pesante con le istituzioni: si sente dimenticato perfino dopo quanto successo la notte di Pasqua. «Fortunatamente ho tanti amici, loro sì che mi sono stati vicini».

«La speranza c’è ancora, solo che ho 81 anni e non mi rimane molto tempo davanti. Spero che alla Regione tengano conto di questo: io ho perso le mie case, a cui tenevo molto. Vorrei che l’assessore regionale Paola Gazzolo si interessi maggiormente alla questione. Invece mi si lasci dire che non mi è piaciuto per niente il comportamento del sottosegretario Paola De Micheli: ho scritto a lei – inviando al Partito Democratico di Piacenza la missiva – per spiegare quanto è successo e dopo quasi due mesi non ho ricevuto alcuna risposta. Questo comportamento è da maleducati: io da giovane ho fatto politica a livello locale nelle file della Democrazia Cristiana e i rappresentanti politici piacentini si interessavano alle questioni locali. Rispondevano dopo pochi giorni a tutti i problemi del territorio».

L’81enne è deluso: aveva speso 400 milioni di lire per ristrutturare quelle abitazioni. «La beffa è aver dovuto perfino pagare l’Imu e la Tari su questi immobili. Adesso mi preoccuperò di avere l’esenzione perché non è giusto. In queste case sono entrato giusto poche volte dopo Pasqua a prendere gli oggetti più importanti. Addirittura ho tribolato molto per staccare la corrente elettrica. Enel voleva continuare a farmi pagare le bollette: e pensare che ho lavorato una vita in quella azienda». Nonostante i tanti dispiaceri, Felice Cavanna è combattivo e tenace, e proprio non si arrende davanti alla realtà dei fatti. «Nessuno si è preoccupato di aiutarmi a mettere i cartelli di pericolo in paese, ci ho dovuto pensare io a segnalare la pericolosità dell’area. Qua potrebbe cadere tutto da un momento all’altro».

«Le case sono inagibili – aggiunge il geometra Michele Guarnieri, che sta assistendo Cavanna -, mentre la strada è abbandonata al suo destino. Speriamo che la Regione diventi un interlocutore veloce in grado di gestire la nostra situazione. I primi moduli, dove occorreva fare una stima generale dei danni, li abbiamo compilati. Un po’ come già avvenuto per l’alluvione, aspettiamo che vengano fatte perizie più accurate. Ci preoccupa il fatto che non sappiamo nulla della tempistica: non è chiaro proprio niente, né del risarcimento, né del futuro della strada di Pergalla. L’alluvione – riflette il geometra - è stata sicuramente più importante, però qua c’è stata una frana, segnalata per tempo, che continua a muoversi e ha distrutto un piccolo paese».

Nel lontano 1981 venne perfino effettuata una perizia dal geologo Giuseppe Marchetti e un progetto del geometra Guido Cavanna per la realizzazione dei drenaggi necessari allo smaltimento delle acque. Nel progetto si faceva riferimento alla pericolosità del torrente Nure proprio nell’area di Pergalla. Purtroppo la Provincia negò l’autorizzazione e non se ne fece nulla di quelle proposte. Con l’alluvione del 14 settembre 2015 è venuto a mancare completamente il piede della frana. «Avevamo notato – conclude Guarnieri - un grosso spostamento di circa 7 centimetri di una delle abitazioni di Cavanna – ma le nostre segnalazioni non sono state prese in considerazione. Ora ci piacerebbe avere qualche risposta dalla Regione, ma nessuno si fa più vivo». 

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