«Il camion ha schiacciato quell’uomo, la morte è stata immediata»

Processo per omicidio stradale alla Gls. Il perito medico della difesa. Duello, poi, tra i periti cinematici della parte civile e della difesa: per i primi l’uomo poteva essere visto dal camionista, per il secondo no e l’autista non ha avuto il tempo di reagire

La scena della tragedia

«Poteva vedere quell’uomo ed evitare di investirlo». «Non è vero, quella persona a terra non era percepibile». E’ stato un duello tra i consulenti cinematici - per stabilire la dinamica dell’investimento - della parte civile e della difesa quello che si è svolto davanti al giudice Gianandrea Bussi, pubblico ministero Emilio Pisante, durante il processo per la morte del lavoratore egiziano della Gls, Abdel Salam, morto il 14 settembre 2016 travolto da un tir in via Riva. Il mezzo pesante era condotto da Alberto Pagliarini, accusato di omicidio stradale. In aula, ha anche deposto il consulente medico legale della difesa del camionista, il quale ha affermato che «l’investimento rapido dell’uomo ha provocato una morte immediata».

Alessio Burato, consulente tecnico dell’avvocato Augusto Cornalba, che assiste la madre e 5 tra fratelli e sorelle, è stato ascoltato per primo. Secondo il perito, il conducente poteva vedere chi c’era davanti al camion ed evitare di travolgerlo. Dai rilievi della polizia, il lavoratore, in piedi (ci sono state testimonianze che lo avrebbero visto seduto) si sarebbe potuto vedere a una distanza di 3 metri. «Certo, - ha affermato il consulente, - nella parte del parabrezza erano presenti due targhe luminose che ostacolavano la visibilità. Quando l’autista ha guardato a sinistra (per uscire dal magazzino e andare a destra, direzione obbligata, ndr) e si è mosso verso destra non vedendo il pedone che da marciapiede si andava a posizionare davanti al camion. A impedirgli di vederlo una combinazione fatale per la visibilità: le due targhe e il fatto che fosse girato a sinistra».

E’ stata poi la volta del perito della difesa, Marco Brogiato. L’avvocato Romina Cattivelli, che assiste Pagliarini, gli ha chiesto di spiegare cosa fosse accaduto. «La dinamica,  - ha detto il perito cinematico, -  si evince da diversi fattori: le testimonianze di chi c’era, i dati del cronotachigrafo (ritenuti fondamentali) e le telecamere». Per Brogiato, «i manifestanti non avrebbero potuto vedere cosa accadeva davanti al tir». Dal cronotachigrafo emerge che, prima della frenata, tutto si svolge in 6 secondi. Una prima decelerazione si osserva al terzo secondo. Il perito ha considerato i tempi di reazione e di decodificazione dei segnali esterni (le urla dei poliziotti che gli gridavano di fermarsi). Quando i poliziotti urlano sono passati 1 o 2 secondi, cioè un terzo del tempo totale dal camion che si muove all’investimento di Abdel Salam. A questi secondo vanno aggiunti il secondo e 6 decimi di reazione del camionista e il fatto che la frenata, su un autoarticolato, non è immediata. Insomma, secondo Brogiato - «e stiamo parlando di attimi» - l’autista avrebbe avuto poco più di due secondi per evitare l’impatto. Inoltre, la visibilità, considerando anche che era di notte e che i fanali del camion non illuminavano il centro del mezzo, avrebbe consentito di percepire un uomo alto 1,70 metri a una distanza di 4 metri.

Massimo Cristina, già primario di Medicina legale all’ospedale di Busto Arsizio, ha contestato i dati dell’autopsia. Il medico, perito per la difesa, ha sostenuto che Abdel Salam non è morto dissanguato, per uno choc emorragico dovuto alla gran massa di sangue perso, ma per lo schiacciamento «che ha provocato la morte immediata». Il povero lavoratore è stato schiacciato, sulla parte destra del corpo, dalla ruota posteriore del mezzo pesante che stava svoltando. Un’immagine tragica che anche nel linguaggio scientifico non lascia spazio a fraintendimenti: fracasso sommato scheletrico e viscerale. Per il medico, l’operaio era seduto. Si è accorto di cosa stesse accadendo e cerca di trascinarsi indietro per sfuggire alle ruote, ma non ci riesce. La ruota preme prima prima sulla gamba destra, poi sul bacino e il torace. Una ferita al braccio sinistro testimonia l’ultima, disperata, difesa. In precedenza, sono stati ascoltati il direttore operativo della Gls, che non ha assistito alla scena, un autista collega di Pagliarini e il titolare della ditta di Pescara dove quest’ultimo lavora. Pagliarini è impiegato dal 2015 e non ha mai avuto incidenti né sanzioni ha affermato Valerio Di Teodoro. Gli avvocati di parte civile hanno chiesto se sapesse di una patente revocata a Pagliarini nel 2012, ma lui ha detto di non essere a conoscenza. Gli altri parenti dell’operaio egiziano si sono costituiti parte civile con l’avvocato Antonio Salerni (la moglie e un figlio) e con l’avvocato Mario Angelelli (gli altri due figli).

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