Il ministro Bongiorno: «Chi va in casa d’altri per rubare ne deve accettare le conseguenze»

Prosegue il dibattito nazionale sul caso Peveri. “Magistratura Indipendente”: «Da Salvini non c’è stata delegittimazione». La pensa diversamente “Area democratica”: «È in gioco la tutela dei diritti fondamentali e della sicurezza dei magistrati, in pericolo la loro autonomia». Le riflessioni del ministro della Pa Bongiorno

Il ministro Bongiorno con Salvini

«Ha fatto bene il ministro dell'Interno ad andare in carcere a Piacenza a portare solidarietà Angelo Peveri: il gesto di Matteo Salvini è pienamente coerente con una nostra battaglia: dimostrare che stiamo dalla parte di chi è aggredito, non di chi aggredisce» ha dichiarato il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno alla Stampa. «Lo avevamo detto in campagna elettorale che avremmo spinto per leggi in favore delle vittime, e ora, in coerenza, stiamo cambiando la legge della legittima difesa». A proposito della quale, aggiunge, «la norma è assolutamente equilibrata, io sarei stata anche più radicale». Il ministro respinge le critiche, che spesso sono «politiche, non giuridiche: tanto per cominciare, la norma dice che si tutela chi 'respinge' un aggressore in casa propria. Non è affatto una licenza ad uccidere. È abbastanza chiara la differenza tra i verbi 'respingere' e 'aggredire'?». A Davigo, intervistato ieri dallo stesso giornale, replica: «Dissento radicalmente dal dottor Davigo: in questa legge, a volerla leggere, non c'è affatto la legittimazione a sparare alle spalle a un ladro che fugge. Ripeto, anche a beneficio di chi sostiene l'incostituzionalità della norma, come gli esponenti di Magistratura democratica, che la condotta di reagire e respingere chi entra con violenza o minaccia in casa è assolutamente proporzionata alla situazione di pericolo che si crea». «Io penso - aggiunge - che chi si introduce in casa d'altri per rubare, violentare o uccidere, ne deve accettare le conseguenze. Ma questo è il mio pensiero personale».

LEGITTIMA DIFESA, MAGISTRATURA INDIPENDENTE: «DA SALVINI NON C’È STATA DELEGITTIMAZIONE»

«Con riferimento al comunicato della Giunta esecutiva centrale dell’Anm emesso nella serata di ieri, ci vediamo costretti a segnalare che tale documento è stato deliberato a stretta maggioranza, ovvero con un solo voto di scarto, quello del presidente dell'associazione. Il nostro voto contrario, di cui non si è voluto dare formalmente atto (così come non è stata accolta la nostra richiesta di discutere della questione in una riunione di giunta piuttosto che in una limitante chat), è fondato sul fatto che le dichiarazioni del ministro dell’Interno, rese dopo la visita in carcere all'imprenditore di Piacenza Angelo Peveri, in nessuna parte ci sono apparse lesive dell'operato dei magistrati, che hanno agito sulla base delle leggi attualmente vigenti». E’ quanto si legge in una nota dei componenti di Magistratura Indipendente del Comitato Direttivo Centrale dell’Anm, tra i quali il vicepresidente dell’Anm Giancarlo Dominijanni. «Se la politica vuole legiferare in materia di legittima difesa - prosegue la nota - i magistrati possono formulare considerazioni tecniche ma devono astenersi dall'emettere comunicati che l'opinione pubblica rischia di interpretare in chiave politica. Risulta che il ministro, peraltro autore in passato di inaccettabili dichiarazioni contro la magistratura, abbia dichiarato l'intenzione di sollecitare un provvedimento di grazia. Circostanza che, al netto dei tecnicismi sui soggetti legittimati, vieppiù esclude ingerenze sull'operato della magistratura».

 

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