Inchiesta sulle nomine del Tribunale di Cremona, perquisizioni in casa di giudici e avvocati

L’indagine dei magistrati di Venezia, presente lo stesso procuratore D'Ippolito, vede indagati i giudici Bersani e Preioni. Alla perquisizione nell’ufficio cremonese ha assistito lo stesso giudice piacentino

Gli inquirenti davanti alla Procura nella mattina del 6 settembre

Prima sono venuti a Piacenza, poi sono andati a Cremona. Sono i magistrati della procura di Venezia, e i carabinieri della polizia giudiziaria, che hanno eseguito una perquisizione negli uffici del giudice Giuseppe Bersani, indagato nella città lagunare (competente per i reati commessi da magistrati di Cremona, dove Bersani era stato trasferito e dove era presidente della sezione penale). Alla perquisizione nell’ufficio cremonese, durata circa un’ora, ha assistito lo stesso giudice Bersani. A Piacenza e a Lodi, il pool di investigatori, piacentini e veneziani, presente anche il procuratore vicario di Venezia Adelchi d'Ippolito,  ha perquisito le abitazioni dei due giudici e lo studio dell'avvocato Virgilio Sallorenzo. Alla perquisizione dello studio del legale ha assistito anche, in qualità di difensore, l'avvocato Paolo Fiori.  Erano presenti anche due magistrati della Procura di Ancona, competente per eventuali reati commessi dai magistrati piacentini, che stanno indagando sugli atti svolti da Bersani nel periodo piacentino.

L’inchiesta coinvolge un altro giudice, Tito Preioni, presidente della sezione civile del tribunale di Lodi, che in passato aveva lavorato a Cremona. I magistrati veneziani hanno aperto da mesi un fascicolo di indagine, su presunti tentativi di condizionare le procedure di nomina dei capi degli uffici giudiziari in favore dell’elezione di Preioni, movimenti che sarebbero stati effettuati fuori dalle procedure ufficiali. L’indagine emerse il 27 giugno, quando il Corriere della sera pubblicò la notizia - resa nota dallo stesso ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede - dell’inchieste sulla nomina a presidente del Tribunale di Cremona.

Un’inchiesta che vedeva comparire - in un ruolo comunque non collegato all’inchiesta di Venezia - anche un avvocato piacentino, Virgilio Sallorenzo che avrebbe svolto il ruolo di collegamento tra i due giudici e un un avvocato romano che avrebbe dovuto contattare un componente laico del Csm (Paola Balducci, ex parlamentare dei Verdi) per cercare voti che avrebbero garantito a Preioni l’incarico di presidente del Tribunale di Cremona. Secondo le accuse, Sallorenzo avrebbe pagato il viaggio a Roma ai due giudici. Alla presidenza del Tribunale del Torrazzo venne poi nominata, il 27 luglio, Anna Di Martino, presidente della sezione penale a Brescia, la quale prenderà possesso dell’ufficio lunedì prossimo.

Sallorenzo, attualmente, è indagato dalla procura di Piacenza - le due indagini non sono collegate - con le ipotesi di bancarotta, falso e abuso di ufficio. Un’indagine, quella condotta dai sostituti procuratori Matteo Centini ed Emilio Pisante - che vede indagato almeno un altro avvocato piacentino. In giugno, all’avvocato, che svolgeva il ruolo di curatore fallimentare in diversi procedimenti, vennero sequestrati numerosi fascicoli relativi a fallimenti. Dopo un’udienza del Tribunale del riesame di Piacenza, a Sallorenzo era stata restituita gran parte dei fascicoli sequestrati. Nelle settimane seguenti, però, i carabinieri del Nucleo investigativo perquisirono di nuovo lo studio e la procura delegò le indagini anche alla Guardia di finanza. In questa inchiesta è indagata anche la moglie di Sallorenzo, Marina Bottazzi. Per lei, l’ipotesi di accusa è abuso di ufficio. Bottazzi il 10 giugno si era dimessa da amministratore unico di Tempi Agenzia.

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