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«Speriamo di poter riavere al più presto la salma di Balwinder»

Il cugino della giovane assassinata in maggio a Fiorenzuola dal marito, interviene per stigmatizzare alcuni articoli apparsi in cui si ipotizzava che l'indiana fosse ancora viva quando venne gettata in Po: «I giornalisti devono stare più attenti»

Balwinder Kaur, la ragazza strangolata dal marito e gettata in Po

«Speriamo di poter riavere al più presto la salma di Balwinder e di poter celebrare le esequie». A parlare è il cugino 20enne della ragazza indiana assassinata agli inizia di maggio a Fiorenzuola dal marito Singh Kulbir (che ora si trova in carcere). Il cugino della ragazza parla a nome di tutta la famiglia. Questo pomeriggio, 10 luglio, in caserma in viale Beverora ha incontrato il capitano Rocco Papaleo i cui investigatori hanno risolto il caso scoprendo che il marito aveva ammazzato la ragazza e poi gettato il corpo nel Po.«I giornalisti devono stare molto più attenti a quello che scrivono. Verificare la veridicità per evitare di prendere fischi per fiaschi».

Il giovane indiano punta il dito, in particolare, contro un articolo apparso di recente su un quotidiano e nel quale, partendo da un esame di routine che verrà eseguito sulla salma della vittima, si insinuava il dubbio che Balwinder potesse essere ancora viva quando venne gettata in acqua dal marito assassino. «La nostra famiglia sta soffrendo ancora molto - spiega Singh Harjeet, che parla a nome dei familiari più stretti della giovane vittima e che abitano a Borgo San Lorenzo, in Toscana -  e per noi leggere una cosa del genere sul giornale è stato un colpo al cuore. Invece sappiamo bene, come assodato anche dai carabinieri, che mia cugina era già morta quando è stata gettata in acqua».

«Per me era come una sorella - spiega ancora il giovane indiano, perfettamente integrato in Italia - e stiamo ancora versando molte lacrime ogni volta che sentiamo parlare di lei. Io non dimenticherò mai il suo sorriso. L'assassino? Speriamo solo che paghi tutto quello che deve scontare».

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