«La badante non l'ha massacrato»: dall'accusa di omicidio alla richiesta di assoluzione

Non avrebbe picchiato l'anziano che accudiva ma l'uomo sarebbe caduto accidentalmente provocandosi una grave ferita alla testa che lo ha poi portato alla morte due mesi e mezzo dopo. Il fatto era accaduto nel 2014 a San Lazzaro. Imputata una badante ecuadoriana

I soccorsi e la polizia sul luogo dell'accaduto nel 2014

Non avrebbe picchiato l'anziano che accudiva ma l'uomo sarebbe caduto accidentalmente provocandosi una grave ferita alla testa che lo ha poi portato alla morte due mesi e mezzo dopo. E' a queste conclusioni che sono giunte sia l'accusa sia la difesa della 51enne Katia Delfina Calderon accusata di aver ucciso il 15 novembre 2014 il 90enne Sebastiano Trogu in via Dei Ripalta a San Lazzaro. La donna era anche accusata di tentato omicidio nei confronti della vicina di casa con la quale era venuta alle mani, di minaccia aggravata verso un altro vicino, un nordafricano, e di resistenza a pubblico ufficiale. Calderon dopo sette mesi di carcere era stata rimessa in libertà dal tribunale del Riesame.  Nella mattinata del 15 novembre si è concluso davanti al gup Luca Milani il processo che ha visto l'arringa del legale della donna, l'avvocato Andrea Perini, la richiesta di pena del pm Matteo Centini e le richieste di condanna delle parti civili. Da quando ricostruito anche e specialmente dalle perizie forensi e genetiche chieste dalla procura, Calderon non ha picchiato Trogu con calci e pugni: le tracce ematiche analizzate escludono traumi da calci e pugni ma hanno invece evidenziato la compatibilità della profonda ferita alla testa con una caduta ma non con un pestaggio. In sostanza la donna ha avuto una lite furibonda con la vicina di casa e avrebbero discusso sul pianerottolo venendo anche alle mani, Trogu, solo in casa per capire cosa stesse succedendo si è diretto verso la porta ma sarebbe caduto. Al rientro l'ecuadoriana lo ha trovato in un lago di sangue e ha cominciato ad urlare per cercare aiuto. Le grida hanno attirato l'attenzione di un altro vicino nordafricano che sarebbe intervenuto. Da quanto convenuto la confusione, l'agitazione e il grave stato di choc della straniera, avrebbero portato le persone presenti a pensare ad un'aggressione ed invece pare che lei stava cercando in tutti i modi di rialzarlo da terra e soccorrerlo. Per questi motivi il pm Centini ha chiesto al gup l'assoluzione per l'omicidio e ha derubricato a lesioni l'iniziale accusa di tentato omicidio nei confronti della vicina di casa (che aveva riportato una prognosi di 10 giorni) chiedendo per questa accusa due anni e due mesi comprensivi anche del reato di resistenza a pubblico ufficiale: quando la polizia era arrivata in casa lei non era stata collaborativa. Chiesta anche l'assoluzione per minaccia aggravata nei confronti del nordafricano. L'udienza è stata infine rinviata per eventuali repliche e sentenza al 13 dicembre. 

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