Maltrattamenti sul posto di lavoro e palpeggiamenti: dentista processato

Una 56enne piacentina ha raccontato ai giudici un’esperienza di lavoro in cui non poteva quasi alzarsi dal posto, di essere stata schiaffeggiata e insultata e toccata diverse volte

Maltrattamenti, stalking e violenza sessuale. Sono le pesantissime accuse nei confronti di un dentista, denunciato da una sua dipendente. «Non ero libera di alzarmi dalla reception, dovevo lavorare 10 ore al giorno. E poi a volte mi prendeva a schiaffi, mi insultava e in alcune occasioni mi ha toccata facendomi spesso proposte sessuali» ha poi raccontato la donna. Il processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gianandrea Bussi, a latere Laura Pietrasanta e Ivan Borasi, ha visto il 15 ottobre la deposizione della vittima, una 56enne piacentina. La donna si è costituita parte civile con l’avvocato Stefania Bravi, mentre l’uomo è difeso dall’avvocato Elena Gambirasio (che sostituiva il collega Gianluca Madonna, del Foro di Bergamo).

Il pubblico ministero ha chiesto alla donna di raccontare in aula che cosa l’avesse spinta a denunciare il dentista, un 66enne. L’impiegata, assunta nel 2016 «dopo 5 mesi nel 2015 in cui avevo lavorato nello studio senza essere pagata», ha detto che l’atteggiamento è cambiato dopo l’assunzione. «Mi telefonava spesso - ha detto - anche quando avevo finito il lavoro e pretendeva un report sulla giornata. Mi chiamava ogni 5 minuti, anche durante la mia ora libera che lui pretendeva trascorressi nello studio, mentre io gli dicevo che l’avrei trascorsa dove mi pareva». La 56enne ha detto di dover essere ricorsa a uno psicologo e di “non averci visto più” quando lui «cominciò a toccarmi. Io lo dissi anche alla moglie, ma lei disse che non era possibile». Quando la donna protestava per gli orari, il dentista le avrebbe detto «tu sei di mia proprietà. E poi insulti e urla, anche davanti ai pazienti e agli altri medici dello studio». Un giorno la 56enne si ruppe la mano e dovette andare all’ospedale «dove lui continuava a telefonarmi insultandomi». Poi tornò in studio e l’uomo, secondo le accuse della dipendente, dopo che le venne tolto il gesso le diede un pugno sulla mano rotta: «Ma cosa fai?» urlò lei. Lui avrebbe risposto «che era un gesto d’amore». Diverse le occasioni in cui l’uomo l’avrebbe toccata al seno e in altre parti spingendola contro un muro: «Una volta, in bagno, tirò fuori il pene e mi chiese di aiutarlo. Ma come, risposi, estrai i denti, lavori come dentista, guidi l’auto e hai bisogno di una mano?».

Alla fine, nel 2017 la donna si licenzia e con lei un’altra che era stata assunta come assistente alla poltrona. «Avevo bisogno di quel lavoro - ha scandito la 56enne - ma non sopportavo più quel comportamento. Non sopporto gli uomini che picchiano le donne e che stanno zitte solo perché hanno bisogno di uno stipendio». Lui, allora, sempre secondo quanto la donna ha detto ai giudici, avrebbe cominciato a seguirla e a farsi trovare nei luoghi chele frequentava, anche nell’area sgambamento cani «dove mi diceva di voler fare sesso con me». E così pure, ha ricordato, anche sotto casa «di mia madre, gravemente ammalata». La difesa ha chiesto alla donna di confermare le date dell’assunzione e le mansioni che avrebbe dovuto svolgere, indicate in un protocollo da lei accettato. Il processo è stato rinviato e nelle prossime udienze saranno ascoltati numerosi testimoni.

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