Margherita Antoniazzi, la Devota della Costa, ricordata a 450 anni dalla scomparsa

Trecento persone a Caberra per l’anniversario della morte. “Già il fatto che siamo ancora qui a ricordarla è un miracolo di santità”

FOTO DI PAOLO BELLARDO

Caberra di Costageminiana, 638 metri s.l.m., è un minuscolo villaggio sulle montagne tra Piacenza e Parma che dista dal capoluogo Bardi circa 9 Km. Il nucleo, composto da una manciata di case nella quale risiedono stabilmente quattro persone (più una quinta pendolare), sorprende per la serenità del luogo e anche per la presenza di due chiese attigue, la prima, settecentesca, innalzata su un preesistente tempio, è dedicata a San Bartolomeo ed è la chiesa parrocchiale, la seconda edificata due secoli prima è dedicata all’Annunciata. Siamo in provincia di Parma, ma in Diocesi di Piacenza-Bobbio, dove sabato scorso 23 maggio questo spettacolare angolo di terra ha accolto circa 300 persone per la cerimonia del 450esimo della morte della “Devota” Margherita Antoniazzi.

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I convenuti, lasciate le autovetture, hanno proseguito per una breve salita in acciottolato per radunarsi nell’esteso piazzale erboso accolte da Carla Camoni Formaleoni e dai collaboratori guidandoli alla visita delle due chiese, l’Oratorio, la  canonica e la costruzione in sasso composta di due stanze sovrapposte non comunicanti. Sono l’unico corpo ancora agibile di un antico monastero fondato il 21 maggio 1533. La stanza inferiore ospita pannelli fotografici e alcuni oggetti che illustrano al visitatore i tratti salienti dei luoghi e della vita di Margherita Antoniazzi detta la “Devota” (per le lunghe ore passate in preghiera), vissuta nella zona nella prima metà del 1500. Fin da ragazzina dimostrò doti caritatevoli verso i più poveri e la tradizione le conferisce, già a quell’età, le prime apparizioni di una Vergine biancovestita. Come molti, si ammalò di peste ma, per preservare dal contagio i propri famigliari e per pregare, si rifugiò in una grotta, detta “Rondinara”, situata quasi a precipizio sull’alta sponda sinistra del Ceno. In questo anfratto, continuarono le visioni della Madonna, alle quali si aggiunsero quelle di San Rocco. Le si attribuiscono prodigi (fra i quali la lacrimazione di un’immagine di Maria nella chiesa di Costageminiana, alla quale si era rivolta piangendo), ma soprattutto varie guarigioni. E’ certo il suo impegno nell’esercizio delle virtù cristiane e dei valori base del consesso civile e sociale di ogni epoca e cioè l’accoglienza, il rispetto della vita, l’amore per i fratelli e per il creato. Pur tra mille difficoltà Margherita, che nel frattempo aveva intrapreso la vita monastica, si guadagnò il rispetto non solo delle persone di fede ma anche dei laici, istituendo la prima scuola gratuita della montagna e di tutta la Diocesi Piacentina. Frutto della sua esperienza mistica fu anche la realizzazione del tempio di Caberra che venne dedicato alla Beata Vergine Annunziata. Sarebbe stata la Madonna stessa a chiederne la costruzione.

E’ dal ‘600 che la Chiesa cattolica piacentina ha iniziato a investigare attraverso visite pastorali dei suoi vescovi sulla vita prodigiosa di questa donna umile e forte che coniugò contemplazione e azione con una vita  spesa alla cura e all’alfabetizzazione dei più poveri. I primi due processi di canonizzazione si interruppero quasi sul nascere causa la morte dei vescovi diocesano, mentre la devozione popolare non ha mai avuto soluzione di continuità. Nell’agosto 1999 il vescovo di Piacenza Luciano Monari ha riaperto a Bardi il processo di beatificazione, postulatore mons. Domenico Ponzini. Terminata la fase diocesana, ora l’istruttoria è depositata presso la Congregazione per le cause dei santi e seguita da Waldery Hilgeman.

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Il ricordo a 450 anni dalla morte

Tra le tante persone accolte da Carla Camoni Formaleoni che come detto, sabato scorso sono salite a Caberra, il vescovo Gianni Ambrosio con il diacono Francesco Marchionni, mons. Domenico Ponzini :“Già il fatto che siamo ancora qui a ricordarla è un miracolo di santità”; il parroco di Costa Geminiana don Paolo Cappelletti, don Dante Concari che fu parroco a Caberra dal 1960 al 1970, don Angelo Busi parroco di Borgotaro, don Sandro Lagomarsini, don Luigi Pini, don Luigi Brigati, don Antonio Scaglia, la prof. Carmen Artocchini. Da Parma il sindaco di Bardi Valentina Pontremoli la cui amministrazione anni fa ha intitolato una via alla Venerata e in questi giorni le ha dedicato l’Aula Magna dell’Edificio Scolastico. La Provincia di Parma, rappresentata dal consigliere delegato Giuseppe Conte, ha patrocinato l’allestimento a Bardi in una sala del Castello, della mostra-museo “Devota Margherita Antoniazzi”, dove le foto dei pannelli sono dono di Paolo Bellardo; la sala accoglierà anche il plastico che raffigura il complesso monastico di Caberra realizzato da Amos Pattarini, Dionigi Nobili e Renato Vermi.

Nel corso dell’affollatissima messa il vescovo Ambrosio ha richiamato alcune tappe della vita di Margherita Antoniazzi rilevando come già l’appellativo di “Devota” sia importante perché espressione molto bella e significativa che racchiude l’universo illuminato dalla luce di Dio; si arrivi o no alla beatificazione auspicata, la Devota è una figura tanto amata e nel cuore della gente, così sarà nel tempo futuro.

Armando Alberici, in nome del “Comitato Devota Margherita” ha invitato la comunità a riflettere sul periodo in cui l’Antoniazzi ha vissuto tra peste, guerre, ignoranza, grande povertà. “Lei donna, analfabeta e poverissima riesce a costruire una chiesa e un monastero per un convento di suore, dove le suore non erano di stretta clausura ma uscivano per aiutare i bisognosi e gli ammalati; nel piccolo convento insegnavano a leggere e scrivere. Dalla sua storia si legge che lei pregava incessantemente, come insegnava il vangelo, amava il suo prossimo”. Il Comitato ha intrapreso il cammino per portare “Margherita” agli onori degli altari, beata e poi magari anche santa. Non sarà impresa facile; servono fatti prodigiosi, che non siano affatto spiegabili alla luce della scienza e della ragione. Il Comitato ne è cosciente, ma è determinato ad andare avanti finché sarà possibile. “Sono passati 450 anni, ma abbiamo la nostra Margherita che ci guida e ci stimola e siamo determinati per raggiungere il nostro obbiettivo”.

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Bibliografia

Robusta è la bibliografia di riferimento: testi tratti dai processi compilati negli anni 1618-1620 editi a Borgotaro nel 1875 e a Piacenza da Tedeschi nel 1922. Il Campi ne tratta in un manoscritto del 1621.

“La Devota Margherita” è approfondita da G.M. Mategari, Tedeschi Piacenza 1905 – T. Mosconi, Modena 1950 - Fava U. e Molinari F., S.E.B. Piacenza 1972. - Ponzini D. in Archivio Storico per le Province Parmensi, 2002 e, recentemente, da Gaia Corrao per le edizioni Nuovo Giornale.

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