Massaggio cardiaco e respirazione visti nei film, così i due amici hanno salvato il ragazzino

Il racconto di Mustapha El Masquini, papà di Hicham e amico di Mohamed Ychen, i due marocchini che nel pomeriggio del 15 febbraio hanno salvato un 13enne egiziano caduto nel Po

Hicham e Mohamed

«Sono molto orgoglioso di quello che mio figlio e il suo amico hanno fatto, per me è un onore essere suo padre». A dirlo Mustapha El Masquini, papà di Hicham e amico di Mohamed Ychen, i due marocchini che nel pomeriggio del 15 febbraio hanno salvato un 13enne egiziano caduto nel Po. I due, insieme al figlio piccolo di uno dei due, stavano facendo una passeggiata in via Del Pontiere, in riva al Grande Fiume. C'era il sole e con loro c'erano tante persone che avevano avuto la stessa idea, poi le urla del ragazzino.  «Erano all'altezza del pontile Città di Piacenza quando hanno sentito delle urla disperate, si sono sporti e hanno visto l'adolescente in acqua che si sbracciava. Non ci hanno pensato un attimo, hanno scavalcato il cancelletto chiuso e si sono precipitati da lui. Non è stato facile perché il giovane era molto agitato e non riuscivano a prenderlo anche se hanno cercato di raggiungerlo con un remo nella speranza che potesse aggrapparsi, poi, forse perché aveva bevuto, ha smesso di muoversi. A quel punto Mohamed si è buttato e mio figlio li ha poi aiutati ad uscire, li ha letteralmente trascinati fuori dall'acqua. Lo hanno steso sulla passerella e mentre uno gli faceva il massaggio cardiaco, l'altro gli faceva la respirazione bocca a bocca. Era privo di sensi, avevano paura che fosse morto, ma hanno fatto il possibile», racconta il padre commosso, poi l'arrivo dei sanitari del 118 con l'auto medica e dei volontari della Cri insieme ai poliziotti delle volanti e dei vigili del fuoco. I sanitari lo hanno stabilizzato e portato in pronto soccorso: era in stato di ipotermia e choc, ma era vivo grazie ai due amici, se non si fossero buttati la storia non sarebbe a lieto fine. I due amici sono stati avvolti da coperte e "metalline"  e poi ascoltati dai poliziotti delle volanti assieme ad un gruppo di donne dell'Est che hanno assistito a tutto e che hanno badato al figlio di Mohamed. L'adolescente agli agenti ha detto di essere caduto in acqua da solo, ma non si esclude che potesse essere in compagnia di qualcuno e che forse in un momento di gioco sia invece stato spinto. Su questo le indagini proseguono.  «Mio figlio non lo aveva mai fatto - prosegue Mustapha - e mi ha detto che ha agito di impulso e ha riprodotto quanto ha visto diverse volte in alcuni film, all'amico invece era già capitata una situazione simile in Marocco dove aveva soccorso una persona caduta in piscina, spero che chiunque si trovi in una situazione del genere faccia lo stesso». 

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