Volontario piacentino salva la vita a un uomo con il massaggio cardiaco in mezzo alla strada

E' accaduto sul lungomare di Varazze, in Liguria. Max Gabbiani, volontario della Sant'Agata e formatore di Progetto Vita, è intervenuto a sangue freddo, pur non avendo un defibrillatore, quando ha visto un passante a terra colpito da arresto cardiaco

Nel riquadro in basso, Max Gabbiani

«Quando ho visto quell'uomo sorridermi e fare un cenno con gli occhi mentre lo caricavano sull'ambulanza del 118, per me è stato il più bel ringraziamento. E ora sto brindando alla sua salute». 
Max Gabbiani è felice di aver salvato una vita umana, è ne ha ben motivo visto che senza il suo intervento a sangue freddo in mezzo a una strada, le cose sarebbero andate diversamente. Ha soccorso un uomo colpito da un arresto cardiaco improvviso: senza avere nemmeno un defibrillatore a portata di mano, ha fatto ripartire il cuore di uno sconosciuto semplicemente praticando un massaggio cardiaco da manuale. Gabbiani, fortunatamente, è un esperto pur non essendo un medico o un infermiere. Infatti oltre a prestare servizio nella pubblica assistenza Sant'Agata di Rivergaro, è anche un formatore di Progetto Vita. 
«Tutto ciò - commenta con soddisfazione - è la conferma di quanto sia importante la formazione che noi trasmettiamo agli altri, e che noi stessi riceviamo per primi grazie a Progetto Vita e alla Pubblica assistenza». 

max gabbiani-2Tutto è accaduto domenica 29 ottobre, in mattinata, sul lungo mare di Varazze, la nota località ligure in provincia di Savona. Max Gabbiani si trovava qui per trascorrere una domenica di svago con la sua famiglia. 
«Stavamo cercando un ristorante dove pranzare - racconta - quando ad un certo punto ho notato una persona a terra circondata dai parenti. Mi sono avvicinato pensando che si trattasse di un lieve e comune malore come una lipotimia. Invece ho intuito subito dai sintomi che quell'uomo privo di conoscenza era in arresto cardiaco». 

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Prosegue Gabbiani nel suo racconto: «Per prima cosa è stato chiamato il 118, poi ho subito inziaito a praticare il massaggio cardiaco esattamente come da anni insegniamo ai nostri volontari. Purtroppo non avevo un defibrillatore a portata di mano, che avrebbe sicuramente giovato molto, ma ho avuto anche un po' di fortuna e, di lì a poco, il paziente si è ripreso. Si è svegliato e ha ricominciato a respirare, mentre intanto è arrivato anche il 118. Lo hanno caricato a bordo dell'ambulanza: era vigile e, pur non essendo ovviamente in grado di parlare, mi ha sorriso e ringraziato con il suo sguardo. Questa è stata per me la più grande soddisfazione e la migliore manifestazione di riconoscenza».

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