Maxi operazione "Nahash", pesanti condanne per lo spaccio di eroina e coca nei campi

Sono pesanti le condanne - oltre 40 anni - del gip per 12 persone, ritenute responsabili del giro di spaccio che avevano avviato nelle aree golenali del Po tra Sarmato e Castelsangiovanni. La gang fu sgominata nell’aprile del 2018 dai carabinieri dell'Aliquota Operativa del Norm, coordinati dal pm Matteo Centini

Sono pesanti le condanne - oltre 40 anni - del gip per 12 persone, ritenute responsabili del giro di spaccio che avevano avviato nelle aree golenali del Po tra Sarmato e Castelsangiovanni. La gang fu sgominata nell’aprile del 2018 dai carabinieri dell'Aliquota Operativa del Norm, coordinati dal pm Matteo Centini. L’operazione, denominata  Nahash, aveva permesso di bonificare un’area diventata un ricettacolo di spacciatori e consumatori.

Tutti, eccetto alcuni che rispondono di furto e rapina, sono stati accusati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. La sentenza è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare, Luca Milani, dopo le richieste del pm e le arringhe delle difese. Gli imputati, tranne tre patteggiamenti, hanno tutti chiesto il rito abbreviato. Le difese hanno già preannunciato il ricorso in Appello. La pena più importante, 10 anni di reclusione e 30mila euro di multa, è stata comminata al marocchino Mohamed Elhadarols, 26 anni (per lui l’accusa aveva chiesto 12 anni oltre a due anni di casa di lavoro). A 5 anni e 6 mesi, 20mila di multa, è stato condannato Driss Bouhajlah, 42 anni, anche lui originario del Marocco. Entrambi si trovano già in carcere, come Said Abdellouli, 46 anni condannato a 4 anni e 3mila euro di multa. Hanno patteggiato, invece, S. M., marocchino 30enne, la cui pena è stata di 3 anni e 8 mesi e 12mila euro di multa e i piacentini, entrambi residenti in Valtidone, P.F., 43 anni (4 anni e 2 mesi, oltre a 11.700 euro di multa) e la giovane G.B., 21 anni (3 anni, 8 mesi e 11.600 euro). Patteggiamento anche per un altro italiano di 47 anni, detenuto: 5 anni e 14mila euro di multa. Condannato a 3 anni e 4 mesi, più 3mila euro di multa, ma solo per furto, un altro piacentino, Thomas Ficcaglia, di 38 anni. Per altri due imputati il processo è slittato per un impedimento dell’avvocato difensore.

matteo centini nuovo pm-2Le indagini della procura avevano portato alla luce un sorta di market dello spaccio a cielo aperto. In tre mesi, i carabinieri avevano documentato oltre 1.200 cessioni di droga, tra eroina, cocaina e hascisc. Un business di 10mila euro a settimana, per un totale di oltre mezzo  milione l’anno. Oltre agli arresti dei pusher, gli investigatori dell’Arma avevano segnalato alla prefettura, come assuntori di stupefacenti, 500 clienti. In un caso, infatti, quattro clienti avevano rapinato gli spacciatori minacciandoli: sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche, dove si parlava anche di una pistola che non è ancora stata trovata. I carabinieri fasulli avevano sorpreso i pusher nei campi e avevano portato via loro la droga e i soldi fino a qual momento guadagnati. Per i due finti carabinieri il processo si svolgerà fra pochi giorni. Le indagini erano iniziate nell'aprile del 2017 per terminare a luglio. Nelle campagne che ben si prestavano, per conformazione naturale, a ospitare l'attività criminale, gli investigatori avevano infatti scoperto il ricco giro di droga.

Dall’inchiesta, era emerso anche un aspetto legato alla gestione di criminali immigrati. Il tenore di vita dei pusher non si giustificava con i soldi guadagnati. Spesso, vivono in condizioni precarie e quasi in povertà e sopratutto c'è un ricambio sistematico che dimostra quanta manodopera senza scrupoli, e senza nulla da perdere, è presente nel nostro Paese. Da almeno quattro anni le campagne piacentine sono state letteralmente invase da centinaia di spacciatori nordafricani irregolari, divisi in batterie ben organizzate a capo delle quali c'è quasi sempre un boss che tiene le fila e che prende contatto con i pregiudicati del posto per dare vita al sodalizio. Una organizzazione solida le cui redini, secondo la procura, erano tenute saldamente da Mohamed Elhadarols. La gang non lasciava nulla al caso: i pusher, provenienti dall’area del Milanese, arrivavano alla stazione, poi venivano accompagnati e le vettue parcheggiate in modo da non essere visibili e destare sospetti.

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