Montale, prima notte sul tetto per i facchini della Gls

Non si ferma la protesta di un gruppo di lavoratori della Gls di Montale. Dal pomeriggio del 16 aprile hanno occupato il tetto dell'azienda e srotolato striscioni di protesta. In strada a vigilare per tutta la notte e oggi i vigili del fuoco, la polizia locale, la Digos e a turno sia Croce Bianca sia Croce Rossa

Le forze dell'ordine sul posto mercoledì 17 aprile

Non si ferma la protesta di un gruppo di lavoratori della Gls di Montale. Dal pomeriggio del 16 aprile hanno occupato il tetto dell'azienda di via Riva e srotolato striscioni di protesta. In strada a vigilare sulla sicurezza dei manifestanti, per tutta la notte, i vigili del fuoco, la polizia locale, la Digos e a turno sia Croce Bianca sia Croce Rossa. La protesta arriva dopo il licenziamento di decine di colleghi di una ditta appaltatrice che lavora per Gls. La Digos ha provato a trattare già ieri pomeriggio ma non c'è stato nulla da fare (sul posto anche il questore Pietro Ostuni e il capo di Gabinetto Filippo Sordi), e così almeno trenta persone hanno passato la notte accampate sul tetto con tende e materassi, all'addiaccio.  «I licenziati da Gls – spiega il sindacalista di Usb Roberto Montanari - hanno scelto una forma di lotta molto radicale ed estrema per protestare contro una misura estrema che vivono come estremamente ingiusta. La società Seam, la fornitrice di servizi nell'hub piacentino della multinazionale della logistica li aveva licenziati perché “troppo conflittuali”, infatti i 33 iscritti ad USB avevano dato corpo ad un ciclo di lotte e scioperi tendenti ad ottenere condizioni di sicurezza sul posto di lavoro dopo che erano stati aggrediti in 3 da un “caporale”. Si trattava solo dell'ultimo di una serie infinita di episodi di aggressione e violenze subite nel magazzino. Quello che comincia a palesarsi è il fatto che questo pretestuoso licenziamento plurimo per motivi disciplinari ha fatto da apripista ad una dichiarazione di esubero per altri 54 lavoratori. Vogliono intimidire i lavoratori e il loro sindacato per far passare misure di ristrutturazione che tagliano posti per aumentare profitti. Hanno fatto male i loro calcoli, e la risposta dei 33 licenziati è nel segno della più ferma determinazione. Usb è al loro fianco e chiede l'apertura di un tavolo di confronto per riportare i licenziati al lavoro, per ridare serenità e sicurezza ad un magazzino nel quale il lavoro non manca».

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