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Morse tre volte, cane abbattuto perché pericoloso: è scontro in tribunale

Scontro in tribunale sull'uccisione di un cane. Enpa e Arca di Noè si oppongono all'archiviazione della posizione di due veterinari e un funzionario del Comune, tutti e tre accusati di uccisione di animali e usurpazioni di funzioni pubbliche

Golden Retriver, foto web

Scontro in tribunale sull'uccisione di un cane. Enpa e Arca di Noè si oppongono all'archiviazione della posizione di due veterinari e un funzionario del Comune, tutti e tre accusati di uccisione di animali e usurpazioni di funzioni pubbliche. Nel 2013 un esemplare di Golden Retriver di 18 mesi aveva morso un cittadino procurandogli 30 giorni di prognosi, il proprietario lo aveva quindi portato in canile rinunciando alla proprietà del cane. Nella struttura di via Bubba, come prevede la legge e con il parere dell'Ausl, si è avviato un percorso di recupero affidando l'animale a un educatore cinofilo che è stato morso, poco dopo, preso in carico da un altro educatore ancora più esperto avrebbe di nuovo mostrato aggressività mordendo una seconda volta, fore durante un pasto. A questo punto i veterinari dell'Ausl avrebbero redatto una relazione in cui avevano dichiarato che il cane era pericoloso e irrecuperabile il che è un presupposto, per procedere all'abbattimento.

Questa decisione, di competenza tecnica, quindi viene comunicata all'Ufficio Tutela Animali del Comune che, da quando il cane si trova al canile, è il proprietario. L'animale viene soppresso e poco dopo l'associazione Arca di Noè e l'Enpa (Ente nazionale protezione animali) hanno presentato un esposto in Procura dove il pm Emilio Pisante, alla conclusione delle indagini, ha chiesto l'archiviazione perché aveva ritenuto che tutto si fosse svolto secondo la legge. Le due associazioni, difese dall'avvocato Emanuele Solari, si sono opposte facendo finire il fascicolo dal gip Giuseppe Bersani che si è riservato di decidere. Secondo Solari i due veterenari che hanno deciso per l'abbattimento (difesi da Gianmarco Lupi e Stefano Sarchi) e il dirigente del Comune (difeso da Vittorio Antonini) avrebbero soppresso l'animale senza aspettare i 10 giorni previsti dalla legge regionale che obbliga a tenere in isolamento e sotto osservazione l'animale ritenuto pericoloso, che secondo loro non era nemmeno pericoloso. Per la difesa invece tutto si è svolto regolarmente. 

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