Morte di Gianna Casella: «il ristorante non c'entra nulla». Resta il mistero

Firmato dal tribunale il provvedimento di dissequestro dopo le analisi di laboratorio che hanno escluso contaminazione sui cibi prelevati nel ristorante etnico, comprese le cozze. «Ora riapriremo entro un paio di giorni»

L'avvocato Alberto Tucci insieme allo staff del ristorante

«Il provvedimento di sequestro preventivo del ristorante emesso dalla procura di Piacenza e convalidato dal gip forse è stato di eccessivo rigore. Questa è un'azienda sana e pulita, come dimostrato dalle carte e dalle analisi di laboratorio, e che nulla ha a che fare con la tragica scomparsa di Gianna Casella. L'importante, ora, è che questo sia emerso con certezza e che questa gente possa finalmente tornare a lavorare». Per la morte di Gianna Casella, il ristornare etnico City Wok sembra non c'entra niente. Il batterio di escherichia coli che ha prodotto la tossina che ha provocato alla donna una setticemia mortale, non si trovava nelle cozze che aveva mangiato a pranzo in questo locale. Gli esami condotti dai consulenti della procura (l'indagine è nelle mani del sostituto procuratore Emilio Pisante) hanno evidenziato che i cibi prelevati durante il blitz dopo la morte della donna erano sanissimi. E perfettamente conservati. Cozze comprese. Questo ha permesso di firmare oggi, 31 ototbre, il dissequestro del ristorante di Porta San Lazzaro, che entro un paio di giorni riaprirà al pubblico.

«Quello del dissequestro è un provvedimento che noi attendevano con ansia - spiega il legale dei tre cinesi indagati, l'avvocato Alberto Tucci - Mentre esprimiamo il più profondo cordoglio per la morte di Gianna Casella, ribadisco che i miei assistiti non si sentono assolutamente responsabili dell'evento. Riteniamo che il provvedimento emesso in via cautelativa dalla procura della Repubblica di Piacenza e convalidato dal Gip sia stato di eccessivo rigore e probabilmente il pm è stato indotto a questo provvedimento cautelare dal tenore della relazione fatta dal consulente. Come già detto, la tossina "shiga uno" non si trova soltanto in alimenti di provenienza extracomunitaria, ma dove sia presente l'Escherichia coli».

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«Riapriremo al più presto, entro un paio di giorni e aspettiamo tutti i nostri clienti» dicono invece i titolari del ristorante, che intanto mostrano ai giornalisti le condizioni di igiene in tutto il locale, anche nelle cucine.  «Finalmente questa sera la procura di Piacenza ci ha reso giustizia con il dissequestro» conclude il legale, e ribadisce: «I miei assistiti sono persone laboriose e serie. Questa è un'azienda con 12 dipendenti, tutti quanti in regola. Nessuna violazione amministrativa è stata rilevata e tutti i cibi erano perfettamente conservati, le cucine sono ad alto livello di igiene, come tutta l'azienda del resto. Ora ci attendiamo anche l'archiviazione del procedimento da parte della procura di Piacenza». A questo punto, scagionato il ristorante, si infittisce dunque ancora di più il mistero sulla morte della cantante piacentina e su dove e come possa aver contratto l'infezione che l'ha uccisa.

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