Mostra su Pallastrelli: «Non lavorava per denaro, dipingere per lui era una necessità»

In un incontro a Palazzo Galli Gottardo Pallastrelli e Filippo Fontana affermano: «Le committenze piovevano, non aveva bisogno del successo perché il successo cercava lui. Non lavorava per denaro ma perché il dipingere era per lui una necessità»

Un momento dell'evento

Un altro importante contributo alla conoscenza del celebre pittore piacentino Uberto Pallastrelli di Celleri, per Vittorio Sgarbi «Uno dei più grandi ritrattisti del Novecento» è venuto alla Sala Panini di Palazzo Galli - Banca di Piacenza, dai ricordi di parenti ed amici che, oltre a evidenziare lo straordinario talento dell'artista, ne hanno tracciato la personalità umana nei rapporti familiari e la notevole carriera artistica costellata da importanti committenti italiani, parigini, londinesi e nelle due Americhe.

Le preziose e qualificate testimonianze sollecitate dal giornalista Robert Gionelli, sono state confidate all'affollata platea (presenti l'assessore alla cultura Tiziana Albasi, il presidente della Banca di Piacenza Luciano Gobbi con il presidente onorario Corrado Sforza Fogliani), dalla contessa Thea Fontana, nata dal primo matrimonio della moglie dell'artista Pia Vivani, da Gottardo Pallastrelli, nipote di Uberto, e da Filippo Fontana, figlio della signora Thea.

«Quando mia madre sposò Uberto - ha ricordato la contessa Fontana, il cui ritratto giovanile è il testimonial della mostra - avevo soltanto due anni ma molti miei ricordi sono legati ai viaggi che fin da piccola ho condiviso con loro. Era un uomo bellissimo e affascinante, legatissimo a mia madre e premuroso con me. La sua fama di ritrattista lo precedeva ogni volta che si spostava in un’altra città o addirittura in un altro continente; ovunque andasse riceveva onori e riconoscimenti. Verso la fine degli anni Cinquanta Uberto aprì uno studio a Roma, in un bellissimo palazzo vicino alla fontana di Trevi, dove lo vidi spesso al lavoro davanti al cavalletto. Come ogni artista voleva sentirsi libero di esprimersi e rifiutò importanti committenze per essere lui a decidere tempi, luoghi, la posa, la finestra dalla quale prendere la luce». 

«La sua tecnica - riferiscono Gottardo Pallastrelli e Filippo Fontana - era molto semplice, tracciava con un carboncino le posizioni degli occhi e degli zigomi e le spalle, poi su questa traccia lavorava con pennelli di diversa dimensione. Riusciva cogliere e far esaltare quel guizzo di bellezza che ogni donna possiede in particolare nel volto. Era un uomo di onestà incredibile e anche generoso. Le committenze piovevano, non aveva bisogno del successo perché il successo cercava lui, non lavorava per denaro ma perché il dipingere era per lui una necessità, non aveva tempo né per gallerie né per promozioni».

«La sua particolare abilità - continuano - era nel saper cogliere, prima ancora della somiglianza, l’identità della persona ritratta e fissarla in un attimo sulla tela attraverso un sottile gioco di tratti, luci, colori che impastava con la spatola. Con questa dipingeva anche gli occhi, le pupille, anche le parti più minute costituivano un susseguirsi di affondi. Anche la firma veniva fatta con la spatola. Usava esclusivamente colori naturali, comprava poche formulazioni base in più negozi da lui selezionati e così era per i pennelli e le cornici che erano sempre particolari. Non aveva bisogno di ricorrere a casacche da lavoro per non sporcare gli abiti. Anzi, si diceva che avrebbe potuto dipingere anche indossando una giacca da smoking bianca senza macchiarla. Un quadro importante richiedeva 20 - 25 pose di circa mezz'ora perché il soggetto doveva mantenere ferma la postura, il che era piuttosto affaticante. Prima ispezionava anche per due giorni le case e i palazzi dove i committenti desideravano essere ritratti alla ricerca di una finestra in grado di filtrare una luce che doveva colpire la persona ritratta migliorandone l'aspetto, il viso e i colori e se non la trovava, il ritratto si sarebbe fatto nel suo studio».

La mostra che consegna alla memoria collettiva l'importante artista, prosegue fino al 17 gennaio (ingresso gratuito, orario: 16-19 - da martedì a venerdì; 10-12.30 - e 16-19 sabato e festivi; alla domenica visite guidate).  

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