"Museo diffuso dell’abbandono": l’ex preventorio di Bramaiano sempre più in degrado

Reportage su alcune illustri geografie della memoria oggi in deplorevole abbandono. L'asta va deserta, a nessuno interessa questa cattedrale nel deserto

Sulle pagine web di siti nazionali sono pubblicati di frequente servizi fotografici e video di “luoghi abbandonati”, “Luoghi fantasmi”, Spazi indecisi” e simili. Tra le immagini vagamente tenebrose che mostrano città fantasma, edifici dismessi e documentano il lavoro del tempo e l’inerzia dell’uomo, nei  luoghi dimenticati si scoprono due realtà piacentine entrambe in comune di Bettola: l’ex Preventorio di Bramaiano e l’Istituto San Luigi di Roncovero, strutture sulle quali abbiamo effettuato un sopralluogo diretto mettendo in relazione passato, presente, futuro raccogliendo le speranze (purtroppo assai scarse) del sindaco Paolo Negri, sulla possibilità di innescare processi di rigenerazione urbana, di rivalorizzazione o comunque riutilizzo pubblico o privato degli immobili e delle aree di pertinenza.

In questa prima parte del nostro reportage documentiamo la situazione dell’ex Preventorio maschile di Bramaiano, edificio a 610 metri di altitudine che, sulla strada che sale a Prato Barbieri dista poco più di tre chilometri dalla piazza di Bettola. Si tratta di un edificio con ampio giardino e aree verdi fondato da Rocco Chiapponi, proprietario terriero e imprenditore agricolo di Castel San Giovanni (che aveva contribuito a fondare il Consorzio Antitubercolare di Piacenza), che morì nel 1938 poco prima dell’inaugurazione della struttura a lui dedicata. Il Preventorio operava come efficiente luogo di ricovero dei bambini della provincia di Piacenza a rischio di malattie polmonari, che necessitavano di cure preventive e di aria salubre.

Nel 1944 quando non era in attività causa gli eventi bellici, l’edificio fu requisito dalle truppe partigiane del comandante unico Emilio Canzi, che incaricò il giovane studente di medicina Ettore Valdini di allestire, posti-letto convincendo le suore ancora presenti. Il 29 agosto vi furono trasferiti e  curati decine di partigiani. A metà ottobre i letti erano cresciuti fino a 65. La struttura ospedaliera aveva una camera operatoria e un apparecchio radioscopico, cui si aggiunsero altri apparati; per cui l’équipe medica aveva una mole di attività enorme. Il personale impiegato era di quindici persone: un medico, tre studenti in medicina, un aiutante di sanità, quattro infermieri, un ufficiale  addetto all’approvvigionamento, autisti e uomini di fatica, varie suore. A fine novembre il Preventorio-Ospedale fu sgomberato e occupato dalle truppe nazi-fasciste. Nel dopoguerra l’edificio tornò ad essere centro di cura per le malattie respiratorie fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. 

La struttura, divisa su tre livelli con al secondo piano una  cappelletta  con mini sacrestia, da decenni è in  totale progressivo abbandono, come meglio delle parole documentano le immagini del nostro reportage.  Il 29 aprile 1979 fu murata, per iniziativa dell’Amministrazione Provinciale e l’ANPI di Piacenza, una lapide commemorativa  con la seguente iscrizione:

OSPEDALE XIII ZONA PARTIGIANA Agosto – Novembre 1944 QUI OPERARONO IN NOBILE SOLIDARIETA’ UMANA MEDICI E STUDENTI IN MEDICINA PARTIGIANI PER SOCCORRERE E LENIRE LE SOFFERENZE CHE LE ATROCITA’ DELLA LOTTA INFLISSERO A PARTIGIANI E POPOLAZIONE DELLA ZONA. TUTTI I COMBATTENTI DI UNA GUERRA DI POPOLO CONTRO LA TIRANNIDE E PER LA LIBERTA’ DEGLI UOMINI.

Il 22 gennaio 2017, per sottrarla dall’increscioso degrado, la targa commemorativa è stata ricollocata sulla cinta esterna della struttura con una cerimonia tenuta alla presenza del sindaco di Bettola Sandro Busca, del presidente provinciale dell'Anpi Stefano Pronti, del parroco di Bramaiano don Davide Maloberti e alcuni parenti di coloro che lì operarono in grande difficoltà e tanta volontà e impegno. Ci aggiorna il sindaco Paolo Negri: dopo la chiusura la proprietà della vasta struttura composta da edificio principale, palazzina, servizi, casa custode e circa 70mila metri quadri di terreno, è passata alla Amministrazione provinciale e alla USL. La loro priorità è stata quella di alienarla. L’operazione è riuscita, ma siamo passati dalla padella alla brace perché la società acquisitrice oltre a non muovere foglia ha poi dichiarato fallimento. Una prima asta aveva fissato il valore a 875 mila euro ed era andata deserta e così la successiva che - scorporato la casa del custode e circa un terzo del terreni – era stata aperta a 307 mila euro. In questa situazione il Comune è completamente disarmato e non può far altro che affidarsi alla speranza. 

...continua

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