«Non volevamo impedire l'arresto del marocchino, l'obiettivo era la polizia»

Interrogatorio davanti al gip Fiammetta Modica per i due indagati accusati di aver ostacolato l'arresto, già difficoltoso, di un pluripregiudicato marocchino alla Farnesiana. I due piacentini hanno fornito la propria versione: non volevano impedire l'arresto bensì contestare ai poliziotti la condotta violenta tenuta nei loro confronti

L'arresto concitato (foto E.Gatti)

Hanno dato una propria versione al gip Fiammetta Modica i due indagati per resistenza a pubblico ufficiale in concorso aggravata dalla presenza di più persone riunite, che, la sera del 10 giugno scorso, nel quartiere Farnesiana, avrebbero ostacolato, secondo la procura, l'arresto del marocchino pluripregiudicato che poco prima aveva aggredito una barista e poi anche i poliziotti. Uno, come si vede nel video de IlPiacenza.it, si posiziona davanti all'auto del Reparto Prevenzione Crimine come per non farla partire, l'altro la colpisce con un calcio. I due piacentini, con precedenti a loro volta per stalking, spaccio e rapina, di 37 e 43 anni, sono difesi dall'avvocato Gianmarco Lupi e per entrambi è stata disposta la misura cautelare dell'obbligo di firma (il loro legale ha chiesto la revoca): nei giorni scorsi si sono svolti gli interrogatori. Il pm Matteo Centini (che coordina le indagini della squadra mobile) per il 43enne aveva chiesto il carcere, per il 37enne l'obbligo di firma. Entrambi lavorano. Il giudice ha deciso infine quest'ultima misura per tutti e due. Hanno fornito la propria versione sulla vicenda che vede però anche altri attori sulla scena: tutti hanno concorso a creare confusione durante le fasi delicate e concitate dell'arresto, in primis il marocchino (si trova in carcere e gli è stato revocato il permesso di soggiorno). Insulti, applausi di presa in giro, minacce ("bastardi, ve la faremo pagare"), hanno fatto il resto. 

Il 37enne e il 43enne hanno spiegato, in sede di interrogatorio, che non volevano ostacolare in nessun modo l'arresto dello straniero, di essere estranei ai fatti e di essersi trovati in una situazione estrema e di aver reagito entrambi a provocazioni da parte dei poliziotti. Non conoscevano lo straniero pur abitando entrambi alla Farnesiana  - hanno spiegato - e non hanno assistito all'aggressione della barista cinese del bar Atlantic (era rimasta ferita lievemente ad una mano), ma di essersi avvicinati alle due volanti e all'auto del Reparto Prevenzione Crimine per capire cosa stesse accadendo in via Marinai d'Italia. Sostengono di essere stati trattati con sufficienza e anche con violenza dagli agenti e per questo avrebbero reagito, con due gesti differenti e autonomi, solo per stizza: non se la sono presa infatti,  - avrebbero dichiarato -, con la volante con a bordo l'arrestato, bensì con l'auto dell'Rpc. Ciò, a detta loro, dimostrerebbe la tesi che non volevano impedire l'arresto del marocchino, bensì l'obiettivo era la polizia e basta. Nei giorni successivi all'aggressione le indagini della squadra mobile erano continuate spedite con l'obiettivo primo di identificare tutti coloro che erano presenti quella sera, poi sono scattate le misure cautelari. Il fatto, che aveva suscitato una forte eco sui media nazionali, ha anche riportato all'attenzione le condizioni in cui le forze dell'ordine sono costrette a lavorare, scatenando un acceso dibattito anche sui social network. Lo straniero si trova ancora in carcere ed è stato di fatto già espulso, è accusato di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale con l'aggravante del fatto compiuto da più persone riunite. Questo reato è ritenuto di una certa gravità in quanto difficilmente contestato e prevede una pena che va dai 3 ai 15 anni. 

LA VICENDA - La sera del 10 giugno il marocchino 30enne (pluripregiudicato, tossicodipendente e nullafacente) noto nel quartiere per comportamenti violenti e poco rispettosi degli altri, era entrato al bar Atlantic e dopo aver averla insultato le aveva scagliato addosso, rompendolo, un bicchiere di vetro ferendola ad una mano, dandosi poi alla fuga. Immediata la chiamata al 113. Sul posto erano arrivate in pochi secondi le volanti della polizie e un'ambulanza della Croce Bianca. E proprio mentre ci si stava avviando al pronto soccorso, i poliziotti avevano notato un uomo che corrispondeva alla descrizione della barista, correre sotto i portici, dall'altra parte della strada. Gli agenti lo avevano raggiunto agilmente, avevano cercato di bloccarlo e ne era nata una colluttazione. Nel frattempo si erano radunate sia in strada sia sotto i portici del giardino condominiale una ventina di persone, compresi i parenti dell'arrestato e i due piacentini.  Lì e anche in strada gli agenti erano stati circondati da una ventina di persone in tutto che hanno cercato di ostacolarli e rendere difficoltoso l'arresto. Sono stati strattonati e minacciati in più riprese da almeno 5-6 persone fino a quando sono riusciti a caricare lo straniero in auto. E proprio mentre le auto della polizia stavano per ripartire il calcio e l'affronto del 43enne. Durante il tragitto e anche in questura il 30enne aveva continuato a tenere un comportamento violento (un poliziotto era rimasto ferito con 15 giorni di prognosi). Molti nel quartiere hanno riferito di aver paura di lui e di temere ritorsioni. 

Potrebbe interessarti

  • I 5 cani più intelligenti del mondo

  • Prurito dopo la doccia: allergie e possibili motivazioni

  • Perché smettere di stirare? Vantaggi e consigli

  • Come tenere lontano i parassiti dagli animali domestici

I più letti della settimana

  • I 5 cani più intelligenti del mondo

  • Grave dopo la caduta dal secondo piano

  • Scontro in curva tra una moto e un furgone: feriti due giovani

  • Tre chili e mezzo di cocaina purissima nell'armadio: «Ecco la droga per la movida piacentina»

  • Travolto da un'auto sulla Castellana, gravissimo un ciclista

  • Sbalzati dalla moto: due feriti, uno è grave

Torna su
IlPiacenza è in caricamento