Uccise la moglie a coltellate, chiesto il giudizio ma le difese sollevano un’eccezione di incostituzionalità

Donna marocchina sgozzata a Borgonovo. Per la procura il marito va processato. Ma la nuova legge che vieta il rito abbreviato per i reati che prevedono l’ergastolo è incostituzionale secondo gli avvocati: c’è una disparità di trattamento

A sinistra la vittima, a destra il marito arrestato dai carabinieri

La procura di Piacenza ha chiesto il rinvio a giudizio per il marocchino che l’8 maggio ha ammazzato la moglie a coltellate a Borgonovo. I difensori dell’uomo, però, sono pronti a sollevare una eccezione di incostituzionalità davanti al giudice. Un’eccezione che, se venisse accolta, vedrà la Corte costituzionale occuparsi del caso. La legge del 12 aprile dello scorso anno, infatti, aveva stabilito che per i reati la cui pena prevista è l’ergastolo non si potesse utilizzare il rito abbreviato.

Il sostituto procuratore Emilio Pisante, dopo la conclusione delle indagini, sarà davanti al giudice per le indagini preliminari, in aprile, per chiedere che il 41enne Abdelkrim Foukahi venga processato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Il presunto assassino è difeso dagli avvocati Massimo Burgazzi e Andrea Perini, mentre i familiari della donna sono difesi da Wally Salvagnini: due fratelli, due sorelle e la mamma. La famiglia, intanto, è in attesa del nulla osta alla sepoltura, dopo gli esami autoptici e altri accertamenti necessari alle indagini.

Secondo i legali di Foukahi, impedire il rito abbreviato - per i reati che in teoria sono puniti con l’ergastolo - è in contrasto con la Costituzione. A essere violati sarebbero gli articolo 3 (uguaglianza davanti alla legge), 27 (disparità di trattamento) e 111 (giusto processo). «Ci sarebbe una disparità di trattamento - afferma Perini - perché tutti sono presunti innocenti fino al terzo grado. Non si può, sulla base della presunzione teorica di una punizione astratta, impedire la celebrazione di un rito che è più conveniente anche per lo stesso Stato». Secondo gli avvocati, il rito abbreviato avrebbe il vantaggio di non far celebrare un dibattimento (tempi lunghi, testimoni, periti) e di garantire ugualmente una pena che può emettere il giudice. L’imputato accetta tutte le indagini svolte, rinunciando a difendersi e ottenendo uno sconto di pena. E comunque, sottolineano i legali, il rito abbreviato consente sempre, oltre che di arrivare a una condanna, di ricorrere in Appello e in Cassazione. Una caso recente si è avuto in città, con l’assoluzione di una badante romena accusata dell’omicidio di un anziano. La donna venne processata con un rito alternativo (l’abbreviato). Se si fosse celebrato un dibattimento, si avrebbero avuti tempi lunghissimi per poi arrivare alla medesima sentenza.

Quel tragico 8 maggio, a perdere la vita a causa di un gesto di follia omicida fu Damia El Assali, una donna di 45 anni madre di tre figli di 3 e 6 anni e di una ragazza di 23 che studia all’università in Marocco. L’uomo venne arrestato la sera stessa, dopo essere fuggito con i figli. I poliziotti e i carabinieri lo fermarono lungo al A4, in un’area di servizio vicino a Treviso.

L’omicidio sconvolse la comunità marocchina e quella borgonovese, perché Damia era conosciuta come una donna solare, gran lavoratrice (il marito in quel momento era disoccupato), disponibile e innamorata dei suoi due bambini.

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La povera Damia venne colpita diverse volte al collo con un coltello da cucina. Quella fatale la raggiunse alla gola. I carabinieri, allertati dai compagni di lavoro che non la vedevano presentarsi in azienda, alla vetreria di Borgonovo, diedero l’allarme. I militari la troveranno distesa in un lago di sangue in cucina, ormai senza vita. Il delitto potrebbe essere avvenuto dalle 24 alle 36 ore precedenti il ritrovamento del cadavere.

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