Bramante e Baletta rivali nel lavoro, la procura: «Escluso il movente razziale»

Baletta non avrebbe voluto uccidere Bramante, tuttavia ha ammesso di aver avuto uno stato d'ira talmente forte da entrare nel bar, prendere un coltello e accoltellarlo al culmine di una lite. Sabato l'autopsia. Colonna: «Escluso il movente razziale». L'arma del delitto lavata e gettata nell'immondizia dalla barista

Da sinistra il maresciallo Giuseppe Marcinnò (comandante carabinieri Caorso), il maggiore Biagio Bertoldi, il sostituto procuratore Antonio Colonna, il colonnello Marco Iannucci e il luogotenente Enrico Savoli

Non voleva ucciderlo, tuttavia ha ammesso di aver avuto uno stato d'ira talmente forte da entrare nel bar, prendere un coltello da cucina e accoltellare Bramante al culmine di una lite ben presto passata alle vie di fatto. Lo racconta Pierluigi Baletta, il 63enne caorsano ora alle Novate accusato di omicidio volontario e bloccato dai carabinieri ancora all'interno del bar Filly di via Roma a Caorso, il luogo dove tutto è cominciato. Baletta, (difeso dagli avvocati Alida Liardo e Paolo Lentini) si dice dispiaciuto e dopo aver usato l'affilato coltello da cucina con una lama da 18 centimetri, lo ha riconsegnato alla barista cinese che lo ha avato accuratamente e poi gettato in un bidone dell'immondizia. La donna ha poi indicato ai militari cosa aveva fatto, tuttavia la sua posizione è ancora al vaglio. Nella giornata del 16 gennaio si svolgerà l'interrogatorio di garanzia mentre sabato sarà eseguita l'autopsia. 

omicidio bramante-4Da quanto emerso il 52enne Rocco Bramante e Pierluigi Baletta si guadagnavano da vivere con la raccolta del ferro ed erano rivali in questa attività, tanto che il solo incontrarsi in un locale provocava in entrambi rabbia e astio, e pertanto è escluso totalmente il movente razziale. Rivalità che si è tragicamente risolta in un assassinio. Rocco e Luigi quella sera hanno litigato (qualcuno in paese sostiene che ciò avvennisse spesso) e sono venuti alle mani davanti alla moglie della vittima e alla figliastra dell'omicida che ha ammesso quello che ha fatto. E proprio quando Rocco stava andando via in auto dopo la scazzottata, Baletta lo ha raggiunto e accoltellato due volte: due infatti sono le ferite d'arma da taglio riscontrate. Una sul polso (forse da difesa) e l'altra, quella mortale, alla coscia sinistra. Bramante, forse sottovalutando la ferita, ha guidato fino alla caserma dei carabinieri per chiedere aiuto e lì si è accasciato in un lago di sangue: la coltellata gli avrebbe reciso l'arteria femorale provocando un arresto cardiocircolatorio che non gli ha lasciato scampo. L'autopsia farà luce, più dettagliatamente, sulla profondità dei fendenti e sulla forza adoperata dal Baletta ma, secondo quanto riferito dalla procura, non c'era la volontà di uccidere quanto invece quella di ferire essendo l'omicidia in uno stato di rabbia incontrollabile dopo essere stato colpito da Rocco. 

«I carabinieri - spiega il sostituto procuratore che conduce le indagini, Antonio Colonna - hanno svolto un lavoro eccellente rapidamente. In pochissimo tempo hanno fermato l'omicida, recuperato il coltello, e sentito i testimoni del fatto, non prima di aver immediamente soccorso Bramante allertando il 118». Baletta ha diversi precedenti penali per resistenza, rapina, furto, droga, così come il Bramante che oltre a essere pregiudicato per svariati reati, era stato rinviato a giudizio nell'ambito della maxi operazione Tower nel marzo 2019 che riguardava il campo nomadi e aveva portato all'emissione di quasi 40 custodie cautelari nei confronti di altrettanti sinti, di cui Bramante era diventato la guida nonostante non appartenesse alla loro etnia. Rocco, sposato con una sinti, aveva, negli anni, raggiunto una posizione apicale.

LA RABBIA DEI PARENTI  - «L'ha ucciso davanti ai miei occhi, ero piena di sangue, abbiamo cercato aiuto andando dai Rocco Bramante-2carabinieri ma è morto», a dirlo poche ore dopo il tragico fatto di sangue,  tra urla e lacrime la moglie di Bramante, Giordana Lucchesi. Con lei, sotto choc, le sorelle, la madre Lucia Stocola, le figliastre e i tanti ragazzini che abitano nel campo nomadi caorsano. Raccontano la loro versione e tutti concordano: «Rocco era un angelo. Non ha mai rubato nemmeno una caramella. L'hanno ucciso perché era troppo buono. Rocco lavorava da mattina a sera, era sempre sporco perché si spaccava la schiena». E ancora: «Vogliamo le prove che Rocco era il boss della comunità e che era il mandante di furti e reati che ci hanno contestato. Ci hanno distrutti, ci hanno tolto i figli, non sappiamo neanche cosa abbiamo fatto. Noi lavoriamo, non rubiamo». Rocco non era sinti, era siciliano e da almeno 20 anni abitava nel campo di Caorso dove poi aveva sposato Giordana, diventando quello che nel loro gergo si chiama "gaggio".  «Eravamo andati a bere un caffè al bar Filly, Rocco ha salutato Gigi e lui lo ha mandato a fanc... dicendogli "sei uno stronzo, tu hai rovinato Caorso con quello che avete fatto" (riferendosi dl blitz dei carabinieri durante l'operazione Tower nel marzo 2019 nda) e poi gli ha dato due schiaffi. Rocco mi ha detto di andare via e Gigi invece ha preso il coltello e me lo ha ammazzato».

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