Omicidio di via Nasolini, Mazzarelli condannato a 14 anni e due mesi

Per il Tribunale, ha ammazzato con tre coltellate l’albanese Ervin Tola. La sorella della vittima: «Pena lieve, meritava di più perché ha voluto uccidere». Stabilito un risarcimento per i parenti e la compagna. La difesa del giovane: «Si è difeso perché era stato aggredito. Ricorrerò in appello»

Gianluca Mazzarelli in tribunale. Nelle altre immagini: gli avvocati Fabio Leggi, Antonino Rossi, Fabiana Pieroni e i fratelli di Tola, Anila e Genzian

E’ stato riconosciuto dal Tribunale come l’autore dell’omicidio al bar di via Nasolini, costato la vita al 31enne albanese Ervin Tola, e condannato a 14 anni e due mesi. «Non sono contenta. E’ poco - ha commentato Anila, sorella della vittima - mi aspettavo di più. Quell’uomo lo ha fatto apposta, voleva uccidere mio fratello». «In Italia la legge è troppo benevola» ha chiosato l’altro fratello Genzian. Gianluca Mazzarelli è stato condannato, il 16 luglio, a 14 anni e due mesi di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare, Stefania Di Rienzo, così come aveva chiesto il pm Emilio Pisante. Il giovane, difeso dall'avvocato Antonino Rossi, è accusato di omicidio volontario e porto abusivo di arma. Il 29 dicembre 2017 ha accoltellato a morte, durante una rissa, un imbianchino albanese davanti al bar Oldtimer in via Nasolini, all’incrocio con via IV Novembre. Mazzarelli ha scelto il rito abbreviato che dà diritto allo sconto di un terzo della pena. Il 27enne ha sempre detto di essersi difeso da un'aggressione ed è per questo che il suo legale aveva sostenuto che si trattava di un eccesso colposo di legittima difesa e ha chiesto al giudice di cambiare il reato da omicidio volontario a preterintenzionale. Infine, Rossi ha chiesto l'assoluzione per il porto dell'arma. «Quando avrò letto la sentenza - ha detto Rossi - valuterò il ricorso in appello».

In aula, erano presenti anche la parte civile che assiste padre, madre, fratello e sorella di Tola, rappresentati dall'avvocato Fabio Leggi: avevano chiesto 500mila euro ciascuno. La sua compagna, incinta, difesa dall'avvocato Fabiana Pieroni (del Foro di Lucca) aveva chiesto 750mila euro di risarcimento. Il giudice Stefania Di Rienzo invece ha disposto una provvisionale 30mila a testa per la famiglia, e 45mila per la compagna. Leggi e Pieroni chiederanno il risarcimento del danno con un causa civile. Per il pm Pisante, che aveva delegato le indagini alla Squadra Mobile, Mazzarelli ha voluto uccidere. E questa tesi è stata sposata anche dalle parti civili, che hanno affermato come la volontà sia emersa dall’autopsia che ha riscontrato ben tre coltellate al torace del 31enne. Secondo il difensore, invece, il 27enne si è solo difeso perché era stato aggredito da più persone ed era finito a terra. A riprova, ha detto Rossi, ci sono le foto che dimostrano diversi ematomi al volto frutto di più colpi ricevuti. Il coltello, poi, non è mai stato trovato e non è stato provato che lui lo avesse con sé. A seguire il processo anche alcuni amici di Mazzarelli. «Siamo qui per stargli vicino - ha affermato una donna - e portare un po’ di conforto, perché i suoi genitori sono rimasti in Puglia».

Nelle altre immagini: gli avvocati Fabio Leggi, Antonino Rossi, Fabiana Pieroni e i fratelli di Tola, Anila e Genzian.

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