Omicidio di via Nasolini, Mazzarelli: «Mi stavano picchiando e mi sono difeso»

A dirlo in carcere Gianluca Mazzarelli, il 26enne accusato di aver ucciso a coltellate l'imbianchino albanese Ervin Tola la sera del 29 dicembre 2017. Si sarebbe detto pentito per quanto fatto e che non voleva ucciderlo ma solo difendersi dal pestaggio

La scena dell'omicidio

Avrebbe colpito Ervin Tola per difendersi. A dirlo in carcere Gianluca Mazzarelli, il 26enne accusato di aver ucciso a coltellate l'imbianchino albanese 31enne, Ervin Tola la sera del 29 dicembre 2017 al bar Olditimer di via Quattro Novembre. L'indagato, che si trova alle Novate da allora, è accusato di omicidio volontario, ha parlato con il pm che conduce le indagini Emilio Pisante nella mattinata del 13 febbraio. A richiedere l'interrogatorio il suo avvocato, Antonino Rossi. 

L'indagato non avrebbe aggiunto nulla di nuovo a quanto già dichiarato al pm e agli agenti della squadra mobile, guidati da Serena Pieri, ma avrebbe ripercorso i fatti di quella sera in modo più puntuale. Ha raccontato che ad un certo punto della serata, si è trovato a terra, sull'asfalto, fuori dal locale, con addosso almeno tre persone che lo stavano picchiando (tra loro anche la vittima). Durante la colluttazione, qualcuno che stava assistendo alla scena, avrebbe lanciato un coltello che gli è arrivato quasi in faccia, ha raccontato di essere riuscito ad afferrarlo prima degli altri, e di averlo mostrarto all'albanese come per intimidirlo perché smettesse di colpirlo. Lo straniero, stando al racconto del giovane, non avrebbe desistito ed è a quel punto che lo avrebbe allora colpito con la lama tre volte, uccidendolo. Si sarebbe detto pentito per quanto fatto e che non voleva ucciderlo ma che non avrebbe potuto far altro per difendersi, anche per la non totale lucidità dovuta allo stato di ebbrezza in cui si trovava. Lo straniero dopo aver ricevuto le coltellate avrebbe fatto qualche passo verso il bar per cercare aiuto per poi accasciarsi senza vita nel dehors.

Nel frattempo sono stati acquisiti i video delle telecamere presenti all'interno del bar che avrebbero ripreso l'antefatto dell'omicidio, ossia la serata a base di alcol degli avventori, la lite e poi la rissa che è terminata sul marciapiede e al termine della quale Ervin Tola è morto. Il coltello non è ancora stato trovato. L'ormai ex questore Salvatore Arena aveva deciso la chiusura del locale per quaranta giorni in applicazione all'articolo 100 del Tulps (Testo Unico di Pubblica Sicurezza). 

"La lite tra Ervina Tola, Mazzarelli e altri avventori era iniziata  - avevano fatto sapere dalla questura - più di un'ora prima dell'accoltellamento mortale, tutti erano sotto l'effetto di alcol e nessuno, compresa la barista, ha chiamato per tempo le forze dell'ordine all'inizio di quel litigio che poi è degenerato in rissa e infine in omicidio". La decisione della chiusura temporanea era derivata quindi "dalla mancata collaborazione della barista dipendente della titolare del bar, una romena di 34 anni, che in sua assenza, ne fa le veci, con le forze di polizia. Non chiamare i soccorsi avrebbe concorso al perdurare di una situazione di pericolo che ha portato alla morte dell'imbianchino albanese". "Se - avevano dichiarato da viale Malta - la barista avesse chiamato alle prime avvisaglie (anche perché i protagonisti della furibonda lite erano sotto i fumi dell'alcol e all'interno del locale, anche se l'omicido è avvenuto fuori) si sarebbe potuto evitare che le cose precipitassero. Non si tratta di una responsabilità penale  - proseguono gli inquirenti - ma di una grave negligenza e mancanza di interesse nella corretta gestione imprenditoriale dell'attività commerciale del locale".

 

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