Dai Lettori - «Con il numero di necrologie non si misura il dolore di un paese»

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di un nostra lettrice che riguarda l'omicidio di Ferriere ed è anche una risposta all'intervento del pedagogo Daniele Novara comparso su Libertà

Annalisa, la vittima

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di un nostra lettrice che riguarda l'omicidio di Ferriere ed è anche una risposta all'intervento del pedagogo Daniele Novara comparso su Libertà.

Il 24 Luglio, il brutale omicidio di Annalisa annichilisce Ferriere. Sul paese calano lo sgomento e il silenzio. I quotidiani nazionali ne danno notizia, quello della provincia cerca faticosamente di ricostruire la dinamica del delitto. Qualcuno che per professione si occupa di psichiatria e medicina analizzando il fatto, cerca di chiarire quella dinamica che può indurre ad una brutale violenza. Ferriere non si pone alcun quesito sul movente che ha mosso la mano omicida. È un compito degli investigatori. Il paese continua a restare in silenzio.

Ad otto giorni dal delitto di Anna, il pedagogo Daniele Novara sul quotidiano “Libertà” disserta in prima battuta sulla violenza definendola atto brutale senza ragioni, frutto di una follia che può portare al delitto senza movente. Poi, esterna la sua impressione sulla comunità Ferrierese che mostra, a suo parere, poca attenzione per una ragazza brutalmente uccisa a soli 28 anni.

Qui, il clamoroso scivolone di Novara che Ferriere tollererebbe da un mestierante, non da un educatore di professione. Novara, lontano dal luogo, distante dal sentire della comunità e preso dalla necessità di dire, si avvale del numero di necrologie apparse su “Libertà” per misurare l’attenzione di Ferriere verso Anna. Un metodo che gli impedisce anche solo di intuire il dolore che ha ammutolito il paese. Ferriere ha colto l’enormità dell’atto di violenza perpetrata ai danni di Anna e pur rifiutandola con quella decisione che l’educatore invoca non è riuscito ad impedirla, ad escluderla.

E ancora la trasvolata di Novara quando nel negare il movente della violenza, lo trova, individuandolo nell’assenza di un educazione in grado di fornire alle persone, fin dai primi anni di vita, la capacità di reggere, di stare nelle contrarietà, nelle situazioni di contrasto. E, individuatolo, ecco promuovere con l’Istituto psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti momenti di confronto che si terranno a Piacenza nei prossimi mesi, e cogliere prontamente l’occasione per indicarne anche le date. (Fosca Lavezzi)

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