Omicidio a Castello: Giuliana ha cercato di difendersi, è morta soffocata

La 90enne di Castelsangiovanni è morta per asfissia. Lo ha stabilito l'autopsia. Ha mircofratture alla base del collo e delle echimosi sulla schiena. Ha cercato di difendersi. Indagini a tutto campo, nessuna ipotesi scartata

I sigilli dei carabinieri davanti all'abitaizione della vittima

Giuliana Bocenti ha cercato di difendersi in tutti i modi. La povera 90enne non ha potuto nulla, però, quando il suo assassino l’ha bloccata con un ginocchio e poi le ha stretto le mani al collo. Un colpo deciso e l’anziana è morta. Una violenza cieca e insensata quella che si è scatenata su Giuliana, nella notte del 4 febbraio a Castelsangiovanni, in via Mameli.

L'OMICIDIO DI GIULIANA BOCENTI

L’anziana, quindi, secondo i risultati dell’autopsia, sarebbe morta per soffocamento dovuto alla rottura del collo e non al fazzoletto trovato in bbocca e al cuscino che le sarebbe stato premuto sul volto. La probabile dinamica è stata illustrata dal procuratore capo Salvatore Cappelleri, sulla base delle prime indicazioni dell’esame autoptico. Il medico legale Novella D’Agostini ha trovato un’unghia spezzata (segno di una difesa estrema), microfratture alla base del collo, un’ecchimosi sulla schiena dovuta probabilmente alla pressione del ginocchio.

Una infiltrazione, però, potrebbe far ritenere che il ginocchio possa essere stato spinto sul torace. Le piccole fratture e la carotide rotta lasciano pensare che l’assassino abbia usato un terribile colpo di quelli usati nel wrestling per avere ragione di una donna anziana, debole e malata. “Sapevano che cosa stavano facendo” ha sottolineato il procuratore, rispondendo alle domande dei giornalisti, in compagnia del titolare dell’indagine, il sostituto procuratore Emilio Pisante.

Nessuna ipotesi viene tralasciata e i carabinieri del Nucleo investigativo stanno vagliando, ventre a terra, diverse ipotesi e ascoltando numerose persone. I malviventi, perché in quella casa ci sarebbero state più persone in base ai rilievi scientifici degli investigatori dell’Arma compiuti su numerosi oggetti, potrebbero aver perso il controllo di fronte alla reazione della donna reagendo con ferocia fino a ucciderla. Insomma, un tentativo di furto poi degenerato in omicidio.

Ma un’altra ipotesi potrebbe indicare che la donna avesse riconosciuto l’intruso o gli intrusi. Questi, senza pietà, avrebbero deciso di ucciderla per evitare di essere riconosciuti. Per far luce su questo terribile delitto, i carabinieri intanto stanno continuando a lavorare nell’appartamento per cercare di ricostruire la dinamica esatta, catalogando tutti gli oggetti, anche per capire se sia stato rubato qualcosa.

“Si indaga a 360 gradi - ha affermato Cappelleri - e le variabili in gioco sono tante . L’impegno di tutti gli inquirenti è massimo. Non sottovalutiamo nulla. Come sapete, le prime ore sono le più importanti per le indagini”.

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