Operazione Aemilia, estradato in Italia il poliziotto che diventò un corriere di droga

Operazione "Aemilia". E' stato estradato in Italia, l'ex sovrintendente della polizia stradale che era stato arrestato in Venezuela con 13 chili di cocaina. Dovrà scontare sette anni e ora dovrà difendersi nel processo di Reggio Emilia

Maurizio Cavedo e la valigia dove teneva 13 chili di cocaina

Il 2 dicembre 2014 Maurizio Cavedo era stato arrestato all'aeroporto Maiqueìta di Caracas (Venezuela), dalla Guardia Nacional Bolivariana de Venezuela per traffico di stupefacenti: era stato trovato con 13 chili di cocaina purissima. Erano nascosti nel doppio fondo di una valigia e lui stava per imbarcarsi per Madrid dove poi avrebbe preso un volo diretto in Italia.

In Venezuela era stato condannato a 10 anni e ora dopo tre anni scontati, ha chiesto e ottenuto grazie alla convenzione di Strasburgo di poter finire di scontare la pena (sette anni) nel suo Paese. Il 28 luglio è arrivato in Italia e portato a Rebibbia. Il 1 agosto i carabinieri di Fiorenzuola (che hanno materialmente conodtto le indagini) e quelli del nucleo investigativo di Piacenza, gli hanno notificato l'emissione di un'ulteriore misura cautelare spiccata dal gip di Bologna nell'ambito del processo Aemilia. 

L'uomo era un sovrintendente della polizia stradale di Cremona ed è ora accusato ora di associazione di tipo mafioso, concorso e cooperazione in reimpiego aggravato dal fine di agevolare un’associazione mafiosa, introduzione abusiva in un sistema informatico aggravata dal fine di agevolare un’associazione mafiosa e rivelazione di segreto d’ufficio continuata, aggravata dal fine di agevolare un’associazione mafiosa.

In sostanza l'uomo, sfruttando la sua posizione di poliziotto da una parte, durante la maxi inchiesta Aemilia, avrebbe passato notizie riservate al clan, dall'altra sarebbe diventato un corriere di droga, di lì l'arresto in Venezuela.  Durante una perquisizione del 26 maggio 2015, i militari della Compagnia di Fiorenzuola, a Gadesco Pieve Delmona nel Cremonese avevano trovato un laboratorio clandestino, diretto dal professore, biologo, 49enne, Antonio Salerno, residente a Castelvetro, e dal fratello Ercole. Entrambi cutresi. Nell'edificio erano stati trovati  un discreto quantitativo di cocaina, sostanze da taglio (nel laboratorio veniva prodotta lidocaina) e documenti che riconducevano proprio a Cavedo. 

La figura del Cavedo è stata ben delineata dagli investigatori dell’Arma, diretti dal sostituto Procuratore della Repubblica Marco Mescolini della DDA di Bologna, titolare dell’indagine insieme al pm Beatrice Ronchi. L’arrestato, ora è a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana e potrebbe essere sentito nell’ambito del processo “Aemilia” che si sta celebrando a Reggio Emilia e dovrà, in seguito, sostenere le accuse che gli sono state mosse dagli inquirenti. 

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