«Perseguitata da uno sconosciuto, la mia non era vita ma sopravvivenza»

Processo per stalking. Un siciliano accusato di aver perseguitato per anni una ragazza seguendola sul posto di lavoro, pedinandola, insultandola e facendosi trovare sotto casa: «Mettiti con me, noi siciliani siamo veri uomini»

Tribunale

«La mia non era più vita, era sopravvivenza». E ancora: «Stavo male, ho passato anni in cui non mangiavo, vomitavo e prendevo tranquillanti». È la drammatica e sofferta testimonianza di una donna vittima di stalking dal 2006. E quando lei si è decisa a denunciare, più volte, quell'uomo era il 2009, la persecuzione non si è fermata ma è proseguita per altri tre anni. E' comparsa questa mattina davanti al giudice Italo Ghitti, la donna che, costituitasi parte civile con l'avvocato Carlo Alberto Caruso, ha denunciato un uomo, difeso in aula dall'avvocato Sara Stragliati.
La giovane, commessa in un supermercato ha visto materializzarsi l'incubo di ogni donna: uno sconosciuto che comincia a molestarla verbalmente, fino a seguirla nei suoi spostamenti e a ritrovarselo sotto casa. L’uomo, che ha diversi precedenti penali, e che dovrà presto subire un altro processo sempre per stalking ha cominciato a perseguitarla quando lei lavorava alla cassa. Avances pesanti, ma anche insulti, fino alla richiesta di uscire con lei. Spesso ubriaco e in compagnia di un amico, l'imputato la aspettava fuori dal supermercato o entrava per acquistare birre e poi si presentava da lei alla cassa. E tutto questo quasi ogni giorno. In un celodurismo politico al contrario, l'uomo vantava le proprie origini e diceva alla donna che «noi siciliani siamo veri uomini, vieni con me e lascia il tuo fidanzato». Un machismo semplice che ha avuto sulla donna l'effetto contrario. Lei non replicava ad avances e insulti e lui si arrabbiava.
In un caso, la vittima è stata attesa nel parcheggio del luogo di lavoro. L'auto dell'amico era ferma e l'uomo in piedi, con la vettura circondata di bottiglie vuote. Col cuore in gola, lei cerca di defilarsi, ma l'amico dall'auto le dice: «E se tirassi fuori un coltello?». Gli episodi si ripetono, lei si confida con i genitori e con alcune amiche e poi sporge denuncia ai carabinieri. L'imputato fa un tentativo per convincerla a ritirare le denunce. Poi, dopo essersi fatto trovare sotto casa sua, l'uomo si presenta al padre della ragazza. E' ubriaco, secondo le testimonianze, e chiede al padre di dargli una pistola perché sa che lui le ha. Il padre, esterrefatto, lo allontana e minaccia di chiamare i carabinieri. Ma il pressing psicologico dell'uomo comincia, fino a che la procura lo rinvia a giudizio portandolo al processo. Il presidente Ghitti ha rinviato l'udienza per acquisire tutte le vecchie denunce presentate ai carabinieri.
 

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