Pestaggio del carabiniere, gli arrestati rimangono in carcere dopo l'interrogatorio del gip

Rimangono in carcere il 29enne Giorgio Battagliola (originario di Brescia ma residente in Val Di Susa e attivo negli ambienti No Tav) e il 23enne Moustafa Elshennawi (Si Cobas) dopo l'interrogatorio di garanzia del gip Adele Savastano per il pestaggio del carabiniere avvenuto il 10 febbraio in via Sant'Antonino

La polizia davanti alle Novate

Rimangono in carcere il 29enne Giorgio Battagliola (originario di Brescia ma residente in Val Di Susa e attivo negli ambienti No Tav) e il 23enne Moustafa Elshennawi (Si Cobas) dopo l'interrogatorio di garanzia del gip Adele Savastano. Sono stati arrestati a Bussoleno e a Belgioioso su ordinanza di custodia cautelare chiesta e ottenuta dal sostituto procuratore Roberto Fontana che coordina le indagini di carabinieri e polizia, per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate nei confronti del brigadiere capo del Quinto Battaglione di Bologna. I due insieme al 23enne Lorenzo Canti (di Modena e appartenente ai centri sociali di Bologna, sarà interrogato nelle prossime ore) sono accusati di aver fatto cadere, picchiato con lo scudo e con calci e pugni il militare durante gli scontri in centro il 10 febbraio durante il corteo contro l'apertura di Casa Pound. L'egiziano in via San'Antonino avrebbe colpito il carabiniere Luca Belvedere con lo scudo, Giorgio Battagliola gli avrebbe fatto lo sgambetto e lo avrebbe colpito con un'asta mentre il Canti lo avrebbe preso a calci e pugni. Pare che il giudice abbia confermato per entrambi la misura cautelare.

Lo straniero, difeso dall'avvocato del foro di Milano Eugenio Fosco si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Giorgio Battagliola, difeso da Claudio Novaro (Foro di Torino) ha reso qualche dichiarazione. Fuori dalle Novate circa 150 persone tra iscritti del Si Cobas (sindacato dell'egiziano) e appartenenti dei centri sociali, amici e conoscenti degli arrestati che hanno presidiato le Novate al grido di "Liberi subito". «Siamo in una fase preliminare. Oggi il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere, bisogna valutare il quadro indiziario e poi prenderemo le decisioni del caso. Al momento rimane in carcere perché sono state evidenziate delle esigenze cautelari, quali la reiterazione del reato, e il giudice ha ritenuto il fatto di una certa gravità. Vedremo nei prossimi giorni. Mi sembra una misura un po' "forte" perché stiamo parlando di un ragazzo molto giovane che lavora e ha una famiglia. E' la prima volta che ha un contatto con la giustizia italiana: è totalmente incensurato. E al momento pare una misura un po' eccessiva», ha dichiarato il legale dell'egiziano.

Mentre il legale del Battagliola ha dichiarato: «Ha reso una dichiarazione spontanea. Ciò che stupisce è l'apparato scenico che circonda l'interrogatorio, non ho mai visto uno schieramento così imponente per un interrogatorio di garanzia, il che la dice lunga sull'attenzione che c'è sulla vicenda e sull'allarme sociale che si è creato, e che è stato indotto. Faremo la richiesta di riesame al tribunale della Libertà, andremo a discutere e a rassegnare il nostro punto di vista». Fuori dalle Novate si sono radunate circa 150 persone tra iscritti del Si Cobas (sindacato al quale appartiene l'egiziano) e appartenenti dei centri sociali, amici e conoscenti degli arrestati che hanno presidiato le Novate al grido di "Liberi subito". Imponente il servizio d'ordine messo in campo dalla questura. De,ine gli uomini del reparto mobile e dei carabinieri del battaglione hanno presidiato l'ingresso delle Novate e tutte le entrate e le uscite delle tangenziali. Sul posto anche la polizia municipale. 

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