Rifiuti elettrici delle sale scommesse rivenduti e non smaltiti: capannone sequestrato e imprenditore nei guai

Importante operazione della Polizia locale con la Guardia di Finanza: i terminali dismessi dalle sale scommesse venivano smontati e rivenduti, ma alcuni pezzi inquinanti trovati nelle discariche abusive

L'ispettore capo Matteo Rampoldi

Rifiuti elettronici potenzialmente molto nocivi per l'ambiente venivano trattati come normali pezzi di ricambio invece di essere smaltiti come prevede la legge, dopo essere stati stoccati in un deposito privo di autorizzazioni per quel genere di attività. E alcuni di questi apparecchi elettronici ormai inservibili, probabilmente, venivano anche abbandonati in giro nelle discariche abusive. A fare luce sulla presunta gestione illecita di questo materiale sono stati gli agenti del nucleo ambientale della Polizia locale di Piacenza, che nei giorni scorsi hanno posto sotto sequestro un capannone in cui erano stoccati migliaia di pezzi che, probabilmente, venivano poi rivenduti soprattutto all'estro. Gli agenti, nell'indagine coordinata dal pm Antonio Colonna, si sono avvalsi anche della collaborazione della Guardia di finanza di Piacenza che ha eseguito - e sta ancora eseguendo - accertamenti sui documenti contabili e fiscali della ditta piacentina, il cui titolare è stato denunciato a piede libero per l'attività di gestione di rifiuti speciali pericolosi, come previsto dall'articolo 256 dal testo unico in materia di tutela ambientale.
«L'impianto accusatorio emerso dalle nostre indagini - sottolinea l'ispettore capo della Polizia locale Matteo Rampoldi - è stato sostenuto anche dal tribunale del Riesame di Bologna che ha confermato l'atto del sequestro, rigettando il ricorso dell'azienda».
L'importanza della collaborazione fra la Polizia locale e la Finanza è stata sottolineata anche dal comandante di via Rogerio Giorgio Benvenuti, dall'assessore Luca Zandonella e dal colonnello Luca Elidoro delle fiamme gialle piacentine

Tutta l'indagine  - spiegano gli inquirenti - è incentrata su una enorme quantità di materiale elettronico ormai obsoleto che proveniva dallo smontaggio di apparecchi utilizzati nelle sale scommesse di tutta italia, e gestiti regolarmente da una multinazionale del settore. Spiegano in via Rogerio: «Queste postazioni per scommesse, che nel tempo vengono rimpiazzate da quelle nuove, invece di essere smaltite venivano acquistate dalla ditta piacentina che, alla camera di commercio, è autorizzata alla riparazione e alla compravendita di materiale elettrico, e non allo smaltimento». In ballo ci sono 8mila terminali dismessi che, giunti nel piacentino, venivano poi smontati minuziosamente per poi rivenderne i singoli componenti ancora utilizzabili.

Come è nata l'indagine - «In gennaio - prosegue l'ispettore Rampoldi - durante il controllo del territorio abbiamo notato una grande quantità di schermi lcd abbandonanti vicino alla Caorsana in una discarica abusiva. Bisogna ricordare che si tratta di oggetti con un potenziale inquinante per l'ambiente, che andrebbero smaltiti come Raee visto che contengono anche quantità di mercurio e piombo». 
Gli agenti hanno intuito che quegli oggetti non erano banali schermi di computer abbandonati, ma che dietro c'era qualcosa di ben più articolato. Infatti, analizzando alcune tracce e dei codici particolari riportati sugli schermi, hanno scoperto che si trattava di pezzi che provenivano dallo smontaggio dei terminali in disuso scartati dalle sale scommesse italiane per essere smaltiti, e gestite dalla multinazionale i cui responsabili, sentiti dagli inquirenti, hanno indicato la ditta piacentina come l'acquirente di quel materiale elettrico di scarto.

Il sopralluogo presso l'azienda della polizia locale ha però permesso di scoprire che la ditta piacentina non li smaltiva secondo le norme, ma li smontava per poi rivenderli a pezzi. Parallelamente si è anche scoperto che un'altra grande quantità di quei monitor era stata abbandonata da qualcuno (non ancora identificato) nelle province di Torino e Genova, oltre che nel Piacentino.
Tutto questo ha permesso di depositare in procura della Repubblica a Piacenza un corposo fascicolo di indagine, e di ottenere sia il sequestro del capannone (che si trova in provincia) sia la denuncia del titolare. Parallelamente la Finanza si è occupata - ma le verifiche sono ancora in corso - di tracciare le strade, anche estere, che quel materiale (non smaltito) prendeva una volta smontato dai terminali. Altri accertamenti, ancora in corso, vedono coinvolti anche gli addetti di Arpae per la valutazione dell'impatto inquinante sull'ambiente.

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