Prestano la casa a un trans irregolare, assolte madre e figlia

Erano accusate di aver guadagnato ospitando un immigrato irregolare. Il pm chiede la condanna, ma il giudice le assolve perché il fatto non costituisce reato

Avevano prestato la casa a un transessuale, ma secondo la procura avrebbero tratto un ingiusto profitto - il viado avrebbe pagato le bollette - approfittando della situazione irregolare del dominicano (reato previsto dal testo unico sull’immigrazione del ’98). Al termine del processo, però, madre e figlia sono state assolte perché il fatto non costituisce reato.

La vicenda si era svolta in città, tra la fine del 2017 e il maggio del 2018. La madre, in un supermercato, incontra un trans che le chiede di star cercando una casa in affitto. Lei risponde che può prestargli l’appartamento della figlia e che lo stranieri avrebbe pagato solo le bollette. Una sera, però, a causa del trambusto qualche vicino chiama la polizia e gli agenti trovano in casa il dominicano e un altro trans. Accertano che quest’ultimo è solo di passaggio e che il primo trans non è in regola con il permesso di soggiorno. I due, in seguito, verranno sentite in procura, rilasciando sommarie informazioni. E da qui parte l’indagine che poi sfocerà nel processo, conclusosi pochi giorni fa. Il pubblico ministero Sara Macchetta aveva chiesto la condanna di madre e figlia a 4 mesi e mille euro di multa. L’avvocato delle due donne, Maria Rosaria Pozzi, invece aveva chiesto l’assoluzione.

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Secondo la difesa, le dichiarazioni rilasciate dai trans non dovevano essere acquisite nel processo perché non avevano valore di prova. Inoltre, anche le testimonianze del poliziotto sentito in aula e quelle delle due imputate non lasciavano trasparire situazioni irregolari. Le donne, poi, non potevano sapere che il trans dominicano fosse irregolare perché non potevano chiederle i documenti. Alla fine, il giudice Laura Pietrasanta ha accolto la richiesta della difesa, assolvendo madre e figlia.

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