«Sul tetto della Gls molti estranei reclutati dal sindacato per strumentalizzare. Denunceremo tutti»

Dura nota dell'azienda di logistica: non parteciperemo ad alcun incontro e porteremo tutto in Procura. Compromessa la sopravvivenza dell'hub di Piacenza con 70 posti di lavoro

La protesta sul tetto della Gls

La Gls non è disposta a scendere a patti con Usb e afferma che non parteciperà ad alcuni incontro. E' ferrera e inamovibile la posizione della multinazionale che da una settimana è stata costretta a chiudere l'attività lavorativa dell'hub di via Riva a Montale, dopo che 33 lavoratori licenziati si sono accampati sul tetto. Anzi, secondo la Gls di quei 33 soltanto 6 sarebbero lavoratori licenziati: «Le altre persone accampate sul tetto del magazzino - dice l'azienda - sono soggetti estranei reclutati ad hoc per intenti strumentali dell’organizzazione USB».

«I licenziamenti contro i quali viene inscenata la protesta sono un pretesto: si tratta invero dell’ennesima prova di forza di Usb che Gls non ritiene di dover assecondare mediante ulteriori incontri» si legge in una nota ufficiale dell'azienda. 

Prosegue la Gls: «I licenziamenti sono stati intimati da Seam Srl lo scorso gennaio all'esito di regolari procedure disciplinari per condotte illecite di natura individuale. Nei mesi di novembre e dicembre 2018, proprio e non a caso nel periodo di picco dell’attività, i lavoratori licenziati hanno infatti bloccato ogni operatività impedendo fisicamente ai colleghi di scaricare le spedizioni dai camion e sabotando i macchinari per lo smistamento dei pacchi. All’origine della protesta una non meglio precisata richiesta di “sicurezza” dopo l’ennesima rissa tra lavoratori iscritti ad Usb e colleghi iscritti a Si Cobas avvenuta in un parcheggio pubblico fuori dal magazzino».

«Gli ex lavoratori - prosegue la nota - che come pubblicato sulla stampa locale percepivano stipendi netti da 1600 a 2200 euro mensili, stanno ora mettendo a rischio la propria incolumità dopo aver perso il posto di lavoro per colpa degli stessi sindacalisti che li hanno strumentalizzati e che continuano a manovrarli. Questa è l'ennesima denuncia che Gls si accinge a depositare alla Procura della Repubblica di Piacenza, dopo quella per arbitraria invasione e occupazione di azienda aggravata sporta per una simile precedente azione di occupazione avvenuta l’8 marzo 2018, sempre da parte di esponenti Usb e dopo aver denunciato, nel dicembre 2018, alcuni degli ex dipendenti, in concorso con gli stessi dirigenti del sindacato, per turbamento dell'attività produttiva attraverso il boicottaggio della rulliera di scorrimento delle merci al fine di interrompere dolosamente la produzione». 

«Si tratta di un altro episodio che nulla ha a che fare con rivendicazioni di natura giuslavoristica e nemmeno con la libertà sindacale - come noto ampiamente rispettata e tutelata in azienda - di cui USB continua invece ad abusare, snaturandola e facendone uso personale illegittimo. In realtà si è in presenza di azioni politiche per la predominanza sindacale perpetrate negli anni da parte dalle organizzazioni di base e che hanno portato al degrado produttivo del sito di Piacenza. Si pensi che già nel 2017 registrava il più alto tasso di assenteismo dal lavoro di tutti i siti Gls in Italia».

«Dopo una serie di vani tentativi di risanamento, anche attraverso accordi raggiunti presso il Ministero dello Sviluppo Economico e con l’investimento di ingenti somme di denaro da parte di GLS e dei propri fornitori, lo scorso 20 febbraio Seam Srl è stata costretta ad aprire una procedura di mobilità per i lavoratori impiegati presso il magazzino di Piacenza».

«Nel corso della procedura hanno avuto luogo i dovuti incontri con le organizzazioni rappresentative dei lavoratori Si Cobas e Usb, in via disgiunta tra loro su richiesta delle stesse organizzazioni. All’esito degli incontri è stato raggiunto con Si Cobas un accordo per l’esodo volontario da parte dei lavoratori che hanno aderito allo stesso. Identiche condizioni sono state prospettate a Usb con riferimento ai lavoratori loro iscritti ancora in forza presso Seam.
I rappresentanti di Usb, incontrati da Seam, Natana.doc e Gls in data 26 marzo e 10 aprile (alla presenza anche di alcuni lavoratori delegati sindacali), hanno invece preteso di estendere l’accordo anche ai 33 addetti licenziati: tale pretesa è stata ovviamente respinta, trattandosi di lavoratori in condizioni completamente differenti, con l’invito ad impugnare giudizialmente i licenziamenti». 

«Tuttavia, a riprova della costante apertura manifestata da Gls, Natana e Seam in tutta la vicenda che ha interessato l’hub di Piacenza, in via meramente transattiva, senza alcun riconoscimento e pur non dovendo alcun importo, al solo fine di evitare un contenzioso giudiziale è stata prospettata una chiusura conciliativa della vertenza in merito al licenziamento verso il pagamento di una somma per ogni ex addetto. Tale proposta è stata rifiutata dai rappresentanti sindacali, che hanno poi dato il via al blitz in corso».

«Considerata la forzata inutilizzabilità del magazzino e la conseguente necessità di dirottare le merci altrove pur dovendo corrispondere la retribuzione ai lavoratori in forza, Seam, Natana.doc e GLS procederanno in sede civile nei confronti dell’organizzazione Usb per il risarcimento dei gravi ed ingenti danni causati». 

«È evidente che conseguenze di questa ennesima azione, che si aggiunge a tutte quelle perpetrate per anni, si rifletteranno sul futuro del magazzino che in queste condizioni non può che rimanere chiuso a tempo indeterminato per ragioni di sicurezza e ordine pubblico, come richiesto dalle Autorità. Gls declina quindi ogni responsabilità per danni e incidenti che potrebbero verificarsi trattandosi di circostanze di forza maggiore così come per le ovvie future ripercussioni sull’occupazione dei 70 lavoratori ancora in forza».

La replica del sindacato Usb

Alle dichiarazioni della Gls è subito arrivata la replica del sindacato autonomo Usb.

«La società ha dichiarato che solo 6 manifestanti sarebbero dipendenti del magazzino mentre tutti gli altri sul tetto sarebbero “soggetti esterni reclutati ad hoc per gli intenti strumentali di USB”, affermazione questa assolutamente falsa e prontamente smentita da un video reso pubblico dagli stessi lavoratori che manifestano dai tetti della Gls piacentina. Si tratta dell'ennesimo attacco diffamatorio con finalità antisindacali e per tali ragioni USB ha dato mandato ai propri legali di agire nelle opportune sedi. Così come è assolutamente dissimulatorio sostenere che alla lotta dei 33 licenziati vada attribuita la responsabilità della messa in discussione dei residui 77 posti di lavoro quando Gls ha proclamato da tempo la volontà di chiudere definitivamente l'hub piacentino, proposito poi mutato nella proposta di esubero per ben 54 facchini da spostare in una nuova sede che già stanno predisponendo. Il magazzino attuale, peraltro, è assolutamente accessibile poiché nessuno ne vieta l'ingresso né alle persone, né ai mezzi e risulta pertanto strumentale la sua chiusura utilizzata al fine di contrapporre i lavoratori tra di loro. Per quanto concerne la questione degli incentivi economici all'esodo Usb ribadisce di ritenere prioritaria la difesa del posto di lavoro, ma questa soluzione, quando accettata, deve essere effettivamente libera, non estorta in modo obliquo ed uguale per tutti. Purtroppo riteniamo che nel caso piacentino questi criteri non siano stati rispettati poiché il licenziamento di 33 persone è stato usato per spaventare e le cifre proposte agli iscritti di Usb erano un settimo rispetto le altre. Nessuno si illuda di spegnere l'aspirazione a veder riconosciuto il diritto ad un lavoro sicuro, giustamente retribuito per dare un futuro alle proprie famiglie, nessuno si illuda di spezzare la dignità e la determinazione dei 33 attualmente licenziati, sono i fratelli di vita e di lotta di Abd Elsalam».

«Gls ha come unico vero interesse quello di far fuori il sindacato di classe e riportare i lavoratori indietro nel tempo a prima delle vertenze e delle denunce di Usb che hanno portato alla stabilizzazione dei precari per i quali si è battuto ed è morto Abd Elsalam e all'assunzione di quanti lavoravano in nero e in condizioni di vero schiavismo. Non è con le provocazioni e con il pervicace richiamo alle soluzioni autoritarie, che si risolvono i problemi e non è nemmeno raccontando bugie».

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