Protezione civile, contro il Covid-19 un impegno H24 per i volontari

Dal montaggio di strutture e tende, al trasporto di uomini e materiali. «Mascherine? Ne avevano in magazzino alcune scatole, usiamo quelle». «Informazioni e psicologia per spiegare che non si deve uscire e che bisogna stare distanti». A San Polo pronti 40 posti per chi deve restare in isolamento

(Fotoservizio Gis)

Dal 24 febbraio sono operativi H24. Trasportano materiali, montano tende e strutture, disinfettano le ambulanze al pronto soccorso e sono una specie di “pronto intervento” per tutti i problemi che si possano creare nella logistica della gestione delle emergenze. Sono i volontari della Protezione civile piacentina, coordinati da Leonardo Dentoni, che da un mese sono in prima linea nella guerra contro il micidiale coronavirus Covid-19. Centinaia di persone in tutta la provincia - riunite in 18 associazioni - pronte a scattare nel momento del bisogno. Molti gli specialisti di cui possono disporre; radiocomunicazioni, sommozzatori, cinofili, trasporti, sanità.

Ogni giorno, spiega Dentoni, sono in servizio almeno 40 persone «che affrontano sì il coronavirus, ma anche altre emergenze che si dovessero verificare sul territorio». Purtroppo, anche la Protezione civile biancorossa ha avuto vittime: «Un pensiero va ai nostri volontari che si sono ammalati o che sono morti».

Dalla sede di strada Valnure, si coordinano gli interventi, in accordo con il referente della Regione per la Protezione civile, Fabrizio Marchi, e con il Comune (in genere la Polizia locale).

Una squadra di 3-4 persone è in servizio tutto il giorno al 118: «Disinfettano le ambulanze e aiutano i sanitari a togliere tute e dispositivi di protezione. Un lavoro delicato». E anche rischioso. Un altro settore, dove i volontari sono impiegati, è quello dei trasporti. «Di recente - continua Dentoni - siamo andati a prendere alcuni condizionatori che saranno sistemati nella camera mortuaria del cimitero. Il gran numero di bare fa sì che sia necessario tenere la temperatura sempre bassa». Ma il personale si è anche mobilitato per andare a prelevare da Orio al Serio i sei medici che sono stati assegnati come rinforzo all’ospedale.

Altre persone, invece, sono a supporto dell’ospedale campale militare. E a proposito dell’ambito militare, i volontari hanno anche terminato la sistemazione della struttura dell’Aeronautica a San Polo: «Abbiamo lavorato per arredare le stanze che potrebbero ospitare 40 persone. Poi abbiamo realizzato alcune passerelle e riadattato uno spazio verde per consentire brevi uscite ai pazienti». 

Il deposito dell’Aeronautica militare era stato destinato, fin da subito, a ospitare persone provenienti dalla Lombardia, che sarebbero dovute rimanere in quarantena oppure osservare l’isolamento dopo essere uscite dalla malattia. Una decina di giorni fa, la Protezione civile era intervenuta sistemando le stanze. Poi non se ne è saputo più nulla e il deposito rimane chiuso e inutilizzato. Un luogo del genere potrebbe ospitare chi si trova in difficoltà nel restare in isolamento, mettendo in sicurezza chi deve convivere (famigliari soprattutto) con chi ha avuto il coronavirus. Comunque, una squadra della Protezione civile è sempre presente a San Polo per la manutenzione il controllo. Dentoni glissa la domanda sul perché San Polo non sia ancora operativo e torna a parlare dell’impegno a 360 gradi dei “suoi” volontari. Un altro punto presidiato dai volontari è la tenda per il primo soccorso realizzata nel piazzale all’ingresso del carcere. Ma i volontari, riconoscibili per la loro divise, sono stati anche utilizzati dai Comuni per cercare di far rispettare il distanziamento sociale e l’obbligo di restare a casa. «Abbiamo visto e sentito le scuse più fantasiose - ricorda Dentoni - e spesso siamo intervenuti per tranquillizzare i cittadini. Abbiamo fatto un po’ i comunicatori e un po’ gli psicologi, soprattutto nella gestione delle code davanti ai supermercati». Ma presto, a tutti questi compiti se ne potrebbe aggiungere un altro: «Si sta valutando la consegna a casa di studenti di tablet e computer».

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Uno dei tasti più dolenti per l’esercito di persone che combattono contro il Covid-19 è la mancanza di protezioni individuali (Dpi). Dentoni sorride e dice che la domanda per averli non è sta nemmeno avanzata perché tanto non ce n’erano. Previdenti, come si richiede alla Protezione civile, i volontari in passato avevano messo da parte alcune scatole di mascherine che oggi vengono indossate: «L’importante per tutti è rispettare le regole, mantenere le distanze dagli altri e indossare mascherine e guanti». L’ultimo pensiero, il coordinatore lo riserva a quei supermercati che hanno messo un cartello sulla porta che invita a dare la precedenza a tutti gli operatori del soccorso pubblico. Un piccolo gesto di riconoscenza verso che aiuta gli altri ogni giorno. Un aiuto in una situazione critica che si prevede non finirà molto presto. Dentoni non usa giri di parole: «Durerà a lungo».

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