Figlia di due madri piacentine, Putzu: «Gli uffici comunali hanno agito rispettando le leggi in vigore»

La replica della Giunta di Piacenza alle due mamme è affidata all’assessore ai servizi al cittadino Filiberto Putzu: «Le leggi sono queste, il Comune si è comportato senza alcun pregiudizio né preconcetto»

L'assessore Filiberto Putzu

La Giunta Barbieri difende l’operato degli uffici dell’anagrafe cittadina. L’assessore ai servizi per il cittadino Filiberto Putzu chiarisce il punto di vista dell’ente sulla vicenda di Sara e Irene, le due donne che accusano il Comune di non averle registrate entrambe come genitori. Una delle due ha annunciato di autodenunciarsi ai carabinieri per aver dichiarato il falso in atto pubblico. «Gli uffici – dichiara Putzu - si sono comportati senza alcun pregiudizio né preconcetti, ma sempre nel rispetto delle leggi attualmente in vigore. Si potrebbe poi essere d’accordo sull’inadeguatezza della legge, che però è questa ed è stata applicata correttamente dal nostro Comune. Nessuno ha costretto nessuno come detto dall’avvocato delle due donne: sono state seguite le disposizioni di legge. Ciascuno, poi, risponderà di quello che ha detto o fatto in questa vicenda».

L’assessore poi fornisce anche una nota scritta per ricostruire la vicenda. «Lo scorso 21 maggio – informa l’assessore - ho incontrato Sara e Irene presso il mio ufficio “Servizi al cittadino” al Comune di Piacenza. In quella occasione mi hanno comunicato di aver costituito unione civile (il 3 settembre scorso nel Comune di Pontenure) e la volontà di riconoscimento da parte di entrambe di Ilaria, prossima nascitura». La procedura però non va come sperato dalle due donne. «Il 1 agosto – spiega Putzu nella nota – l’ufficiale di Stato Civile ha emesso un provvedimento di diniego, facendo riferimento alla legge del 20 maggio 2016 n. 76 sulle unioni civili, alla legge del 19 febbraio 2004 n. 40 e al Dpr del 3 novembre 2000 n. 396. In particolare la legge n. 76 ammette le unioni civili tra persone dello stesso sesso ed equipara i diritti civili a quelli del matrimonio, ma il comma 20 non disciplina il tema della filiazione. Passando al Dpr non è consentito agli ufficiali di stato civile formare atti diversi o con contenute differente rispetto a quelli contemplati o disciplinati».

«L’atto di nascita di Ilaria – precisa ancora l’assessore - è stato compilato il 1 agosto nel rispetto delle norme di legge appena richiamate e del formulario predisposto dal Ministero dell’Interno che prevede formule diverse a seconda delle nascite da registrare. Nel caso specifico si tratta di figlio concepito da una donna con un uomo che non viene nominato né riconosce la figlia. In merito alla formula che ora viene contestata: “l’unione di essa dichiarante, cittadina italiana, con uomo non parente né affine con lei nei gradi che ostano al riconoscimento ai sensi dell’art. 251 del Codice civile”, non è facoltà dell’ufficiale di Stato Civile discostarsi da essa».

«Inoltre si può osservare che la formula citata è molto generica e pertanto ricomprende sia le unioni da rapporti sessuali sia quelle da fecondazioni assistite. Aggiungere ulteriori elementi non richiesti dalla legge risulta essere eccesso di informazioni non necessarie e ciò a tutela del tipo di atto che si forma che è un atto di nascita. L’interesse del nato è che nel proprio atto compaiano solo le informazioni necessarie alla propria identificazione e non alle scelte sessuali dei propri genitori o altri elementi quali la nascita da fecondazione assistita. Tale informazione infatti non è prevista nemmeno nel caso di coppie maschio femmina in cui la nascita è stata determinata dalla fecondazione assistita».  

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